Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

domenica, agosto 04, 2013

IGNOBILE RAZZISMO | La Torino bene discrimina gli italiani di pelle scura 4Agosto2013

Il sonno della ragione genera mostri. Questa è la chiave di lettura ai crescenti fatti di razzismo in Italia, estate 2013. Aumentano i reati, ma non gli indagati. Se gli atti  di razzismo sono tuttora perseguibili per legge, come mai non scattano nemmeno le indagini? Ho una possibile risposta: la moltiplicazione di questi reati è proporzionale alla crescita del razzismo istituzionale. Da Calderoli in poi, tutto è diventato normale.
Contro la Ministra Cecile Kyenge, non trovo parole per descrivere l’ignobilità di certi atti razzisti messi in atto dalla Lega Nord. Ormai non hanno in senso del ridicolo, e così facendo si sdoganano i comportamenti più animalesche che ogni società umana porta in sé.
Dimostratemi il contrario. Fatemi capire dove sbaglio. Scrivetemi circa lo sbaglio interpretativo. Tutto sarebbe diverso se a partire della classe politica il razzismo fosse condannato, perseguito per legge. Sarebbe diverso se in primis i politici dessero l’esempio, si impegnassero di più nella costruzione di una società multietnica, più aperta, più democratica.
Vi riporto l’ultimo atto della crescente “Onda razzista” in Italia. Nessuna regione d’Italia si salva. Gli atti di razzismo si stanno incrementando dal Nord al Sud, tutto in silenzio. Questa volta è successo nella Torino bene.

Via FPB| #kambasFPB

Il silenzio della ragione, Pacavira

L'ultimo schiaffo a Francesca, torinese con la pelle scura. E' accaduto in un negozio di calzature di un grande centro commerciale. Ma non è un episodio isolato:è accaduto anche quando cercava casa

di OTTAVIA GIUSTETTI | La Repubblica

"Qui non c'è nulla per te, non importa se hai denaro per comprare ciò che io ti posso vendere. Non importa che il mio interesse sia vendere. Per il fatto che hai la pelle scura io non voglio avere nulla a che fare con te". Lei è Francesca, una donna di 33 anni, di origini indiane, adottata all'età di quattro da una famiglia italiana. Vive a Torino da 29 anni. Lavora in uno studio legale, ha abitudini, amici, look italianissimi. Eppure il senso della risposta che si è sentita dare in un negozio di un grande centro commerciale pochi giorni fa quando è entrata per scegliere un paio di scarpe è proprio questo. Un gesto scontato prima di partire per un viaggio: scegliere qualche indumento adatto alla gita. Per Francesca non è lo stesso. Non è sufficiente che parli perfettamente la lingua, non basta che abbia un viso grazioso e occhi scintillanti e puliti. Il colore della sua pelle, in qualche luogo, la rende ancora "diversa". LEI non se ne stupisce e dice "è una cosa con cui faccio i conti da sempre, tante volte ho esitato prima di entrare in un negozio e ho preferito aspettare di tornarci con mia madre, è un fatto evidente che quando sono sola il trattamento che ricevo è diverso". Il "sentimento razzista", quello che negli anni Sessanta a Torino teneva fuori dalle case e dai luoghi di lavoro gli immigrati dal Sud, è vivo più che mai.

Potrebbe quella donna del negozio di scarpe aver risposto che non aveva nulla da venderle per qualche altra ragione se non per il fatto che il colore della sua pelle è diverso? "Ho anche provato a immaginare una ragione alternativa  -  dice Francesca  -  ma certi toni e certi sguardi sono inconfondibili, è anche umiliante doverlo ammettere, ma non c'è equivoco possibile, sono sicura". Insieme con lei era nel negozio la sorella. "Passeggiavamo per i centro commerciale e ho visto in vetrina quelle scarpe un po' tecniche che potevano servirmi per le escursioni più impegnative, ho visto che c'era anche il mio numero tra quelli disponibili e così siamo entrate. Una signora di mezza età mi è venuta incontro e mi ha chiesto cosa desideravo, io ho risposto che cercavo un paio di scarpe e lei mi ha chiesto per chi fossero. 'Per me', ho detto. Allora lei ha risposto 'mi dispiace non abbiamo niente'. Non mi ha chiesto modello o numero, mi ha liquidata così, e ha aspettato che uscissi". Nella domanda: "per chi sono?" c'è il senso dell'intera faccenda.

Francesca non l'avrebbe mai raccontato se non fosse stato per un'amica che ha provato enorme vergogna nel sentire il resoconto di una simile follia. Francesca che è uscita senza dire una parola avrebbe messo l'episodio nel cassetto delle umiliazioni sopportate con rassegnazione, una delle tante. "Sì, ho pensato che avrei ripiegato su un grande magazzino di attrezzature sportive, almeno lì ti cerchi da sola ciò che ti serve, modello e numero di scarpe, e alla cassa ci vai solo per pagare". Una soluzione accettabile, se non fosse per la ragione che la impone. Se non fosse per il pensiero che è costretta a fare una ragazza indiana che subisce la violenza di essere tenuta "ai margini" perché il suo aspetto esteriore evoca origini lontane. Che ha denaro per comprare un oggetto che desidera ma per qualche motivo le viene negato il diritto di spenderlo.

Le scuole torinesi sono felicemente multietniche da anni, i bambini e i ragazzi vivono con estrema naturalezza il fatto di avere compagni africani o cinesi, o indiani. E' una delle ricchezze della città. Come è possibile, allora, che una testimonianza come quella di Francesca riporti l'immagine di una realtà così diversa? "In effetti se devo pensare a un periodo della vita in cui ho avvertito meno la sensazione della discriminazione sono stati proprio gli anni della scuola  -  racconta lei  -  i miei genitori adottivi mi hanno iscritta in una privata pensando che l'ambiente fosse più protetto e che corressi meno il rischio di incontrare umiliazioni. La città non era ancora meta di grande immigrazione dai Paesi extracomunitari, perciò temevano che mi potessi trovare in situazioni difficili. Invece è stato un periodo molto sereno. E devo ammettere che anche nella ricerca del lavoro mi sono sentita a tutti gli effetti una cittadina italiana: ho un contratto a tempo indeterminato in uno studio legale come segretaria e mi trovo benissimo".

Poi però si verificano fatti assurdi nelle circostanze più inaspettate. "La storia delle case non date è ancora vera, per esempio. Io ho fatto una fatica incredibile a comprare l'appartamento dove vivo. Abitavo con i miei genitori a San Salvario e mi piaceva l'idea di restarci anche perché lo consideravo uno dei quartieri più multietnici di Torino. Invece era impossibile convincere i proprietari che ero una cliente affidabile. Una volta, presente l'agente immobiliare, il padrone dopo avermi vista disse che lui non la vendeva la sua casa agli extracomunitari. Io avevo persino una lettera di referenze dagli avvocati dello studio, non ci fu nulla da fare". Alla fine anche per questo Francesca ha aggirato l'ostacolo. Con pazienza, attraverso il passaparola ha trovato una casa e un proprietario senza pregiudizi. Ma è come per le scarpe, in fondo. Esiste una ragione valida per cui la conquista di un diritto indiscutibile debba passare attraverso mille porte chiuse in faccia? "No, non esiste - dice Francesca e quella che risponde è una persona che si considera privilegiata rispetto alla maggior parte degli stranieri che arrivano qui per guadagnarsi da vivere -. Non so immaginare quali fatiche e umiliazioni siano quotidianamente costretti a subire".

(04 agosto 2013)

ALTO PENSIERO AFRICANO IN ITALIA | E' cominciata oggi l'African summer School

Stampa

ALTO PENSIERO AFRICANO IN ITALIA | E' cominciata oggi l'African summer School. Un evento che intende cambiare l'immaginario italiano circa il continente nero. In questo momento sinistro per la democrazia italiana, nel quale il razzismo istituzionale è del tutto sdoganato, l'evento costituisce un segnale incoraggiante e di grande speranza. Abbiamo tanto da percorre, ma il primo passo ha una doppia valenza.

Il motore dell'iniziativa è Fortuna Mambulu Ekutsu, cui l'Associazione Ecumene/Onlus indirizza saluti di alta considerazione e stima, insieme ai vari ragazzi africani e italiani con una forte sensibilità sulle questioni africane.

L'OBIETTIVO dell'ASS consiste nel concorrere alla creazione di una nuova ed attuale concezione del continente africano, promuovendo una nuova imprenditorialità giovanile e multiculturale consapevole delle odierne e reali opportunità offerte dai paesi africani.
A tutti i partecipanti, tra cui la mia cara amica Mariagrazia Marvin Berillo, auguro un ricco momento di condivisione intellettuale e crescita umana.

Tanto avrei voluto esserci. Sarò comunque presente in spirito di comunione. Forza ragazzi, l'Italia, il mondo vi guarda.

Cfr: http://www.africansummerschool.org

MAI ABBASSARE LA GUARDIA | Sulla pelle della mistra ‪#‎Kyenge‬

MAI ABBASSARE LA GUARDIA | Sulla pelle della mistra ‪#‎Kyenge‬ gli spin doctor della Lega Nord sono riusciti a dare maggiore visibilità al partito che fu.

E' una vergogna, è una tristezza, è orrendamente senza senso. Se questa è la democrazia non capisco con quale "faccia" certi politologici italiani puntano il dito contro altri paesi.


martedì, luglio 31, 2012

TRISTE AUMENTO delle tasse universitarie, CAPIRE cosa succede!

tasse-universita[1]

Nell’ultima versione del decreto legge sulla cosiddetta “spending review”, la revisione della spesa dello Stato che comporterà un risparmio di 4,5 miliardi per il 2012 e di 10,5 miliardi per il 2013, gli aumenti delle tasse universitarie riguarderebbero tutti gli studenti e non solo quelli fuori corso come si era detto inizialmente.

Oggi, alle 10.30, il Senato dovrà votare (e si dovrebbe conoscere nei dettagli) quest’ultima versione del decreto, che comprende le modifiche contenute in un maxi emendamento e sulla quale ieri sera il governo ha posto la propria fiducia: «Pongo la fiducia sul testo con alcune modifiche di coordinamento», aveva annunciato poco prima della discussione il ministro per i rapporti con il Parlamento, Pietro Giarda. Nell’ambito delle “modifiche di coordinamento” rientrerebbero anche alcuni elementi di sostanza, come per esempio l’estensione dell’aumento delle tasse universitarie anche agli studenti in corso.

Lo ha spiegato ieri sera il presidente della Commissione bilancio del Senato, Antonio Azzollini, che ha esaminato il testo del decreto e dato la sua approvazione venerdì scorso. Il decreto sulla revisione della spesa pubblica contiene infatti alcuni interventi sulla scuola, compreso quello sulle tasse universitarie. Il testo uscito nei giorni scorsi dalla commissione Bilancio prevedeva la possibilità di alzare le tasse solo per i fuori corso in base a tre diverse classi di aumento stabilite su altrettante fasce di reddito: aumento del 25 per cento con un ISEE (reddito) familiare fino a 90 mila euro lordi l’anno, del 50 per cento fino a 150 mila, del 100 per cento oltre i 150 mila.

Il maxi emendamento avrebbe confermato queste regole, aggiungendo il fatto che l’aumento delle tasse diventa possibile anche per gli studenti in corso con il limite che per i primi tre anni a partire dall’anno accademico 2013-2014 e se il reddito familiare di tali studenti è medio-basso, cioè inferiore ai 40 mila euro lordi l’anno, questi rincari non potranno «essere superiori all’indice dei prezzi al consumo dell’intera collettività» .

Il Corriere della Sera spiega come quest’ultima versione (già ipotizzata dal governo e poi scartata «per dare all’intervento un significato non solo economico ma anche meritocratico») sia legata alle analisi fatte dalla Ragioneria generale dello Stato e dal ministero dell’Economia:

E qui bisogna guardare alle difficili condizioni delle università italiane. Attualmente ogni ateneo non può ottenere dalle tasse degli iscritti più del 20% di quello che riceve ogni anno dal ministero dell’Istruzione con il cosiddetto Ffo, il fondo di finanziamento ordinario. Il punto è che negli ultimi anni il Ffo è in costante calo e così anche le università che non hanno fatto salire le tasse hanno finito per violare quella regola. Solo pochi mesi fa un ateneo prestigioso come quello di Pavia è stato condannato dal Tar della Lombardia per aver sforato quella soglia dell’1,33%. E altre sentenze sarebbero arrivate a breve perché – secondo i calcoli dell’Udu, l’Unione degli universitari – una buona metà degli atenei italiani è nelle stesse condizioni. Per questo – sempre nel decreto sulla spending review – il governo ha tirato fuori dal calcolo di quel 20% le tasse pagate dagli studenti fuori corso. La speranza era che sarebbe stato sufficiente alzare quella parte del gettito, le tasse dei fuori corso, per mettere a posto i conti di un settore sempre più in sofferenza. Ma le cose non stanno così.

Inoltre, l’aumento del 100 per cento delle tasse per chi è fuori corso e ha un reddito familiare superiore ai 150 mila euro si applicherebbe solo a 30 mila persone e non garantirebbe alle università un’entrata sufficiente. Anche per questo l’aumento delle tasse sarebbe quindi stato esteso anche agli studenti in corso. Il nuovo provvedimento, se otterrà stamattina il voto del Senato, passerà alla Camera per essere convertito in legge giovedì o venerdì.

Via|Il post

martedì, settembre 23, 2008

Che male c'è se un bimbo sputta in faccia ad un "vu cumprà"?

Il rasoio - prove tecniche di stregonerie

Così fan tutti: Gli stranieri hanno portato la prostituzione in Italia, le droghe, la mala vita e la criminalità organizzata


Così fan tutti, direbbe un ragazzino mentre sputa in faccia ad un "vu cumprà" (estremo lead per estrema situazione). Il nostro ipotetico bimbo l'avrebbe fatto in legitima difesa.


Nella mente di un cittadino italiano disinformato, gli stranieri portano la criminalità nel bel paese, portano le prostitute, portano le malattie, la corruzione, dimezzano i posti di lavoro, insomma, costoro sono la causa di tutti mali ch'assillano l'Italia. Senza volere difendere l'indifendibile, direi che si trova un pizzico di realtà in questi ragionamenti.

Ma secondo te, questo immaginario corrisponde alla realtà dei fatti? Oppure per il fatto che qualcuno li abbia propagandato (affermando e riaffermando) sono diventati realtà nella testa di chi non pensa più? Quanta colpa hanno i giornalisti (ignoranti e di parte) che scrivono senza riflettere sulle conseguenze del loro operato? E soprattutto, QUANTA COLPA HANNO CERTE FORZE POLITICHE PER HAVER SCAVALCATO malesseri sociali (quali la paura, il senso di insicurezza, la micro-criminalità. etc)? Quanta colpa hanno certe forze politiche per aver TACIUTO mentre si demonizzavano i diversi? Insomma, dove sono i grandi valori di cui l'Italia e gli italiani in genere, sfoderano per affermarsi uomini di cultura occidentale, colti, mente aperta? Se nell'immaginario collettivo la verità può essere scambiata (senza il minimo di problemi) con la bugia, allora, per dirla con il presidente del Consiglio, "siamo sull'orlo…", aggiungo, del fallimento della società/civiltà italiana.

"Fallimento" è una grossa parola. Ma provate ad immaginare cosa sarebbe dell'Italia se tutto si basasse sulla menzogna (credo che ci sia del buono in mezzo a tutto ciò), se la gente accettasse sul serio che una cosa valesse a l'altra, che un pensiero valesse l'altro, che un lavoro valesse l'altro, e via dicendo. Insomma, sto disquisendo sull'importanza della "verità", della realtà - non oso addentrarmi in riflessioni filosofiche, ma piccole cose della realtà odierna, giornaliera. Una società normale non può, non deve mai accettare la menzogna, come fonte di informazione, sopratutto dalla classe dirigente. I dirigente hanno maggiori responsabilità dinanzi ad una società, i loro errori vanno giudicati senza sconto; se così non si procede, allora ci si troverà un giorno in guerra senza che nessuno sappia le ragioni ultime. Ci si troverà in banca rotta, senza che nessuno abbia le minime informazioni al riguardo. Ci si troverà senza i risparmi di una vita, senza che nessuno ci abbia detto niente. Ecco il valore della verità, della realtà, il valore dell'informazione attinente i fatti reali.

Per quanto riguardo il problemi degli immigrati e degli "italiani" loro figli, parliamoci chiaro: non esiste volontà e "competenza" politica per affrontare questa spigolosa situazione, se esiste finora non abbiamo visto niente. altro che demagogia Però, non si potrà continuare a lungo nascondendo questa realtà. I nuovi italiani sono lì, chiari e scuri sotto la luci del sole e della luna. La demogogia politica tace circa l'indispensabilità della manodopera straniera, tace circa l'apporto fondamentale degli immigrati nella questione demografica italiana. Nel caso continuasse l'attuale trend demografico, la società italiana non avrebbe sorretto a lungo, a cominciare dal sistema pensionistico. Come sapete, il numero d'italiani ch'oggi ammonta in circa 60 milioni, si deve anche ai figli degli immigrati.


Insomma, un'accozzaglia di fattori che parlano chiaro: "Bisogna affrontare con serietà il problema degli immigrati e dei loro figli (nuovi italiani, la cui propaganda leghista peggiore soltanto il loro essere in società come italiani e con gli italiani)"; nè i militari, nè i cpt/cei di Maronni e Larusssssa aiuteranno a risolvere questa situazione. La repressione non è mai un risposta seria quando si tratta di integrazione e non solo. Abbiamo bisogno della forza delle idee e non quella dei fucili.

Un società che si afferma democratica, per affrontare questa situazione, dovrebbe cominciare per rivedere le regole, si potrebbe partire dal seguente: a) Regole chiare per tutti, senza strumentalizzazioni. Chi sbaglia paga per i suoi sbagli; b) Informazioni giuste per tutti, senza demonizzazioni; c) Diritti e doveri chiari per tutti. Steso peso, stessa misura.

Perché mai se uno straniero commette un reato "paga" tre volte in relazione ad un nativo? Il male è sempre un male, e dovrebbe valere sia per gli immigrati, sia per gli italiani. Queste leggi sono davvero strabiliante: ma in questa Italia "moderna" ci ancora quelli che credono ferverosamente nella superiotà di una razza "ariana" in relazione ad altre? Siamo sull'orlo...

Hummmm!

A presto!