Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.Oggi riparto con il Scrittura Nera.
lunedì, ottobre 26, 2009
Salmo 23, Il Signore è il mio pastore
venerdì, ottobre 16, 2009
Kizomba Romana, IL RITORNO - Venerdì 30 ottobre 2009, 4a Grande Serata di Musica e Ballo a 360°
Cosa?
Dopo le vacanze ed alcuni mesi di riposo, ritorna "Kizomba Romana". Annunciamo la 4a Grande Serata di Musica & Ballo con regia Angolana. Un ambiente stellare con molto divertimento. Troverai tanti angolani, italiani, capoverdiani, e amici di vari altri paesi. Venga e porta con te i tuoi migliori amici.
Balleremo con vari generi musicali ed avrai anche l'opportunità di imparare quello del tuo interesse. A breve la scuola della Kizomba. Tra gli altri balleremo:
. Kizomba & Tarrachina
. Kuduro, funana, e dance
. Salva, samba e tanti altri.Vedere per credere.
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Quando si realizzerà la serata di KR?
Il venerdì 30 ottobre 2009, dalle 23:30 alle 05:30
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Dove?
BAR "I Professionisti" (A piedi, partendo dalla Piazza Cavour, si arriva in solo 2 minuti)
Clica e controlla in GOOGLE MAPS
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Ripetiamo tutto:
Ritorna Kizomba Romana il venerdì 30 ottobre 2009, dalle 23:30 alle 05:30 dal mattino. Per maggiri informazioni: kizomba.romana@gmail.com
Calili Carlos, Francisco Pacavira, Henriques Baltazar...
http://www.kizomba-romana.angolaxyami.com/


http://www.kizomba-romana.angolaxyami.com/
venerdì, settembre 18, 2009
Flores d'Arcais: Cordoglio per i morti incompatibile con difesa libertà di stampa?
| comunicato stampa Lo sconcertante rinvio della manifestazione di sabato 19 Flores d'Arcais: Il cordoglio e l'umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? di Paolo Flores d'Arcais Il cordoglio e l'umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? Solo a chi coltiva a una follia del genere poteva venire in mente di spostare la manifestazione di sabato, quasi che essa, in quanto di denuncia dell'attuale governo (anzi regime) debba essere vissuta come ipso facto anti-nazionale, anziché in sommo grado patriottica, come in effetti era, poiché con l'obiettivo di salvare il paese dall'abiezione in cui il berlusconismo lo sta precipitando. La verità è che da molti quella manifestazione era stata indetta controvoglia. Nella Federazione della stampa convive di tutto, infatti, dai giornalisti-giornalisti agli aficionados del killeraggio mediatico contro gli oppositori del regime (o anche i sostenitori del governo che solo accennino alla fronda), passando per tutte le gradazioni del giornalismo d'establishment. Le cause milionarie (megamiliardarie, se calcolate in vecchie lire) con cui l'egocrazia vuole piegare ogni residuo di libertà critica non sono cominciate infatti con i recenti casi di l'Unità e la Repubblica. Ne sanno qualcosa Antonio Tabucchi, per il quale si sono mobilitati scrittori di tutto il mondo, o Gianni Barbacetto, per non parlare delle infinite cause intentate contro Marco Travaglio. Ma non risulta che fino ad oggi la federazione della stampa si sia mossa in loro difesa, chiamando a manifestare. La verità è che la manifestazione avrebbero dovuto indirla i partiti dell'opposizione, dispiegando tutte le loro forze organizzative e comunicative, affidando poi ai tre giuristi dell'appello che sta sfiorando 400 mila adesioni, Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, tre tra le figure più alte dell'Italia di oggi, ogni decisione sugli interventi dal palco e lo svolgimento della manifestazione. Rinunciando alla manifestazione non si dimostra un maggior cordoglio per i soldati italiani uccisi a Kabul. Si confessa solo il timore per il linciaggio mediatico che il regime avrebbe scatenato proprio con questo aberrante pretesto. Si confessa cioè la propria inadeguatezza a contrastarlo e rovesciarlo, quel linciaggio, facendo appello alla ragione e alla passione civile di decine di milioni di italiani che sarebbero stati certamente in grado di capire, e di condannare con ancora più forte convinzione un regime che avesse cinicamente strumentalizzato i morti per oltraggiare una manifestazione di libertà. (17 settembre 2009) Questa Newsletter è un servizio gratuito di Micromega.net che ricevi in quanto sei registrato al servizio. Scrivi alla Redazione | Abbonati a Micromega |
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martedì, settembre 01, 2009
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venerdì, agosto 28, 2009
I sette segreti per vivere felici: Coraggio, finta bontà e pessimismo - Ecco la ricetta (quasi) infallibile per la felicità, almeno stando ai consigli dei sette psicologi interpellati da Hannah Booth
I consigli degli psicologi. «Non siete generosi e dolci? Recitate la parte»
Sette strategie per stare bene con se stessi e scoprirsi in armonia con il mondo. Ecco la ricetta (quasi) infallibile per la felicità, almeno stando ai consigli dei sette psicologi interpellati da Hannah Booth, giornalista del quotidiano britannico Guardian . Basta piangersi addosso, bisogna tirar fuori il coraggio e trovare una vocazione che vada oltre il proprio lavoro. Siate dolci, affettuosi e generosi o, almeno, immedesimatevi in queste emozioni proprio come un attore che si cala nella parte. E non disdegnate il pessimismo: aspettarsi il peggio aumenta le probabilità di raggiungere i propri obiettivi. 
1. Siate positivi
Siate positivi, raccomanda Barbara Fredrickson, professoressa di psicologia all'università della Carolina del Nord. «Un atteggiamento positivo vi rende più belli e più sani, perché favorisce l'abbassamento della pressione, minimizza il dolore, riduce l'incidenza delle malattie da raffreddamento, oltre a garantire una migliore qualità del sonno. Aumentate il numero di emozioni positive nell'arco della giornata, anche se effimere: una tira l'altra, come si suol dire, e ben presto vi sentirete trascinare da una spirale ascendente di positività. Trovate un momento di tempo per scoprire il lato positivo in ogni situazione. Niente piagnistei ('Le mie storie finiscono sempre male'), né conclusioni avventate ('Non ce la farò mai a portare a termine questo progetto') e basta rimuginare senza sosta. Una qualsiasi distrazione salutare che possa risollevarvi l'umore — una bella corsa o una nuotata — è sempre un'ottima scelta».
2. Siate ambiziosi
Siate coraggiosi, ammonisce Daniel Gilbert, professore di psicologia all'università di Harvard. «Le ricerche dimostrano che siamo portati a rimpiangere le occasioni mancate molto di più delle azioni intraprese. Questo accade perché accettiamo più facilmente una mossa temeraria anziché un atteggiamento rinunciatario, e ci consoliamo ripensando all'insegnamento tratto dall'esperienza vissuta. Indugiamo a soppesare le nostre possibilità quando invece dovremmo lanciarci in avanti. Sono infatti le minacce più temute alla nostra felicità — la perdita del lavoro o la fine di un matrimonio — a far scattare in noi le difese psicologiche (che favoriscono le sensazioni felici) molto di più rispetto ai fastidi da poco conto. La conseguenza paradossale è che talvolta è più facile consolarsi per aver superato una situazione davvero drammatica che non una banale brutta esperienza. Eppure ben di rado siamo pronti a scegliere l'azione, e preferiamo optare per il nulla di fatto».
3. Rilassatevi e pensate
Meditate, dice Daniel Goleman, psicologo e scrittore del Massachusetts. «La meditazione ci aiuta a gestire più efficacemente la nostra reazione allo stress e a riprenderci più in fretta da eventi traumatizzanti. Qui sta la chiave della felicità. In una ricerca, alcune persone con incarichi di lavoro molto stressanti hanno seguito un corso di meditazione per otto settimane e al termine dell'esperimento hanno riferito di sentirsi più felici e di ricordarsi addirittura per quale motivo si appassionavano al loro lavoro. Prima erano troppo stressate per rendersene conto. Anche i principianti possono trarre vantaggio dalla meditazione, ma ci vuol pratica. Ho trascorso una serata con Yongey Mingyur Rinpoche, il lama tibetano conosciuto come «l'uomo più felice della terra». Com'è arrivato a tanto? Con l'esercizio costante. Mi sono reso conto che si riprendeva rapidamente da contrasti e dissensi ed è su questa capacità di ripresa che la scienza calcola i parametri della felicità».
4. Fatevi del bene
Fatevi del bene, consiglia Paul Gilbert, professore di psicologia clinica all'università di Derby, in Gran Bretagna. «Dal modo in cui ci poniamo di fronte a noi stessi — adottando un atteggiamento benevolo o severo — dipende in larga misura il nostro benessere, il senso di appagamento e la capacità di far fronte alle difficoltà. Se vi rimproverate qualcosa, fermatevi un attimo, respirate profondamente, rallentate i vostri ritmi e cercate di pensare alle vostre qualità migliori, come la generosità, l'affetto, la dolcezza. Non importa che siate davvero dolci, affettuosi o generosi, l'essenziale è che sappiate anche voi immedesimarvi in queste emozioni, come un attore che si cala nella parte». E conclude: «In un diario, annotate come si altera il vostro senso di autocritica quando eseguite questo esercizio. Solo allora rivolgete l'attenzione al problema da risolvere » .
5. Sfruttate i malumori
Sfruttate il pessimismo, propone Julie Norem, professoressa di psicologia al Wellesley College, nel Massachusetts. «I pessimisti stanno sulla difensiva e si aspettano sempre il peggio, sprecando preziose energie mentali a figurarsi come potrebbero andar storte le cose. Ma nel far questo, hanno maggiori probabilità di raggiungere i loro obiettivi. È una tattica utile che raccomando a tutti. Immaginate che cosa possa andar di traverso in una situazione, studiando accuratamente tutti i dettagli. Se vi sentite nervosi all'idea di parlare in pubblico, siate più specifici: che cosa vi spaventa, armeggiare con gli appunti o inciampare sui gradini del podio? Allora cercate immaginare la tappa successiva: se lasciate cadere le carte, temete che qualcuno si metta a ridere? Grazie a questa strategia, sarete in grado di spostare l'attenzione dalle emozioni ai fatti, e rifletterete su come evitare (o affrontare) eventuali esiti negativi».
6. Trovate la vocazione
Trovate una vocazione, rilancia Jonathan Haidt, professore di psicologia all'università della Virginia. «Lavorate di meno, guadagnate di meno, accumulate di meno e dedicate invece più tempo alla famiglia, alle vacanze o altre attività gradevoli. Perseguite i vostri obiettivi ma ricordate: ciò che conta è il cammino, non il risultato. Se il lavoro che svolgete non ha nulla a che vedere con la vostra vocazione, perché non tentate di impostarlo in modo che vi appaia qualcosa di più di un semplice stipendio a fine mese? Se non ce la fate, cercatevi un impegno appagante al di fuori dell'ambito lavorativo. In campo religioso, sociale o politico. Trovate attività che sappiano coinvolgere pienamente la vostra attenzione: cantare in coro, dipingere, praticare sport. Solo così vi sentirete 'in sintonia' con voi stessi. Tutti abbiamo necessità di dare e ricevere amore, di impegnarci e di sentirci collegati a qualcosa di più grande di noi. Create le condizioni ideali e abbiate pazienza».
7. Coltivate l'ottimismo
Mostratevi felici, suggerisce Sonja Lyubomirsky, psicologa all'università della California. «Ho scoperto che il tasso di felicità lo possiamo influenzare attraverso il nostro modo di agire e di pensare. Ho identificato 12 attività che rendono felici, tutte cose che le persone appagate fanno spontaneamente ». Eccole: esprimete la vostra riconoscenza; coltivate l'ottimismo; evitate ogni forma di ossessività per quello che fanno gli altri; siate cortesi, più del normale; trovate tempo per gli amici; sviluppate strategie per affrontare le difficoltà; imparate a perdonare; appassionatevi a qualche attività e siate pronti a esplorare nuovi orizzonti; gustatevi le gioie della vita; puntate sempre verso obiettivi importanti; coltivate il senso religioso e la spiritualità. E infine, fare pratica.
© Guardian 2009 Traduzione di Rita Baldassarre
www.corriere.it/
Immigrazione 1900: "Quando i migranti eravamo noi italiani", E chi moriva lungo la traversata dell'Atlantico finiva nel mare, proprio come capita oggi... mostra fotografica
Oggi, in Italia, si chiamano Centri di identificazione ed espulsione. All'inizio del '900, dall'altra parte dell'Oceano, li chiamavano Hotel degli emigranti, ma raccoglievano gli stessi disperati, spinti lontano alla ricerca di una vita nuova. Allora i migrati erano soprattutto italiani diretti nel sud America; cento anni dopo, sono africani in viaggio verso l'Italia ma le storie sono simili. E chi moriva lungo la traversata dell'Atlantico finiva nel mare, proprio come capita oggi.
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/anfibio-budelli/1.html

domenica, luglio 19, 2009
Roma/Città eterna: Ardente sole, puzzolente sudore e pazzia turistica, by Francisco Pacavira
Scrivo da Roma, la città che non dorme. Mentre scrivo mi si bagna la schiena, fa caldo. Un caldo rinforzato da un'afa infernale; alcuni lo chiamano "caldo africano", purtroppo d'africano questo caldo/killer non ha niente a che fare. Questo è il caldo romano.
Seduto sulla terrazza della mia palazzina, osservo la città di Roma: strade vuote, finestre chiuse, e di quando in volta un gruppo di turisti con larghi capelli formicolando da un monumento ad altro. Ci vuole cuore ed buona dose di pazzia per girare per Roma quando all'ombra si registrano 32° gradi e l'asfalto in alcune zone quasi si scioglie.
A parte il sole e l'alta temperatura, le grande città occidentali invivibile d'estate, per questo la gente è sempre in "piede d'uscita" verso il mare, verso luoghi di villeggiatura, verso la montagna in ogni opportunità che si presenta. L'Italia essendo un paese do mare e montagne, le possibilità di scelte sono tante, ha quasi tutto per quasi tutti i gusti.
Ecco, la città è vuota perché gran parte dei residenti è fuori, ma è piena di stranieri. Restano gli stranieri che devono lavorare: indiani che sostituiscono gli italiani nelle paninerie, romani ed egiziani nei ristoranti e pizzerie, filippine ed altre donne dell'est con gli anziati, e via dicendo. Così che Roma in questo momento di caldo è una città straniera. Gran parte della gente che gira è straniera: lavoratori residenti o turisti. Comunque, è stata sempre così; i romani DOC si conta sulla punta…
Sui mezzi pubblici a Roma, spesso senza aria condizionata, si assistono delle scene incredibili. A parte il canonico e fastidioso ritardo dei Bus e Treni, durante l'estate si vede di tutto: il caldo dà alla testa e molta gente s'arrabbia per ogni cavolata, allora volano parolacce d'ogni colore e fastidio. Gente sudata s'agira per il mezzo bagnando chi s'accosta, gente che risponde al cellulare ad alta voce, ecc. Insomma, un vero laboratorio di convivenza.
Se sei arrivato fino a qui, è perché la lettera è buona, ma per il momento è tutto. Questa è la prima "Lettere per il Villaggio" e credo non sarà l'ultima. Parlerò della vita a Roma, dei rapporti sociali, degli eventi, del cibo, della musica e di tutto ciò che troverò davanti a me. Tutto ciò che vedrà vi dirò e spero possa aiutarvi a capire e/o conoscere Roma, aiutandomi tra l'altro a guardare meglio quello che non si vede che col cuore: il vero amore per una città.
Lettere al Villaggio
Francisco Pacavira




