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sabato, settembre 14, 2013

SIRIA|GEOPOLITICA 2013 | Se la Russia risorge sulle cenere della Siria e della leadership di Barack Obama

sabato, agosto 31, 2013

SIRIA 2013 | MA PERCHÉ NON VACCI TU? | Risposta a Eric Jozsef, di Francisco Pacavira

Cartoon di Economist

Una risposta soft al giornalista francese, Eric Jzsef, in merito al suo articolo sulla rivista Internazionale: “Salvare i siriani”.

Mio caro, guarda che sei ancora in tempo a partecipare dall'intervento e posteriore occupazione. Caro Eric, hai scritto per la gente sbagliata. I lettori di questa rivista, quelli veri, che la comprano e hanno una collezione a casa, non sono guerrafondai, nemmeno appoggiano gli interventi "avventurosi" basati su prove tuttora da conoscere.

Chiedi perché si faccia qualcosa, comincia tu: chiama l'egregio PR francese e presentati come volontario. Dopo l'intervento, segue gli sviluppo e raccontaci quante vite umane hai salvato.

Su, forza!

Però ricordati, ogni vita ha lo stesso valore delle altre. Non esistono morti speciali, né vivi superiori. Per cui, ogni volta che giustifichi/fondamenti la realizzazione di una guerra, pensala anche in casa tua. E' facilissimo fare l'eroe sul di dietro degli altri.

Lo sai, tuttora la Libia è in preda al caos. La gente continua a morire, la nazione non esiste più, il paese ha perso la sovranità: lo sai chi ha argomentato l'urgenza di quell'intervento? Ecco... portalo sulla coscienza.

Mio caro Eric, usa la tua bella intelligenza per la pace, per il dialogo, per il vero sviluppo dei popoli e delle società. A proposito, la guerra in Mali, ha anche lo zampino francese. Ti ricordi? Logico di sì. Hai coscienza di quanti reperti storici di incalcolabile valore l'Africa ha perso nelle biblioteche del Timbuctù? Sono sicuro che segui tutte le guerre francesi, allora non venga a raccontarci balle.

Con i soldi di queste guerre, se ci fosse l'interesse vero, potresti modernizzare la Francia, finire con ghetto degli stranieri, aiutare i paesi in difficoltà, come la Grecia e non solo. Con i soldi di queste guerre potresti cambiare/migliorare la vita di tanti francesi e se la solidarietà continua un valore diffuso tra i francesi, potresti aiutare tanti popoli che patiscono la fame, non solo quella di cibo, ma anche quella di cultura.  

Con tutto il rispetto,
ma mi faccia il piacere. 

Francisco Pacavira

venerdì, agosto 30, 2013

TEMPUS EST MAGISTER OPTIMUS | #Berlusconi: ''Se mi eliminano è una ferita profonda per la democrazia'', por Francisco Pacavira

Silvio Berlusconi e democrazia italiana 2013

TEMPUS EST MAGISTER OPTIMUS | #Berlusconi: ''Se mi eliminano è una ferita profonda per la democrazia''. Il video http://larep.it/15n9Mvq


La politica italiana è assai "plumbea", per non dire criptica, per i comuni mortali, come giovani i pensionati senza presente degno né futuro promettente. Il paese muore lentamente, mentre la classe politica focalizza i propri sforzi nelle ingegnerie di mantenimento di "benesses pessoais".

Non c'è nessuna novità, potresti ovviamente affermare, così come potrei giustificare dicendo che "tutto il mondo è paese", ma non è il caso. Non possiamo continuare a paragonare il belpaese con i paesi di recente guerra, con i paese fino a pochi giorni definiti "terzo mondo". L'Italia è l'Italia, come ogni paese è quello che è, dotato di una storia singolare nonché realizzazioni invidiabili. Proprio per questo, urge uno scatto d'orgoglio, urge una rinascita, urge, urge, urge.

CMQ SIA, chi sono io per criticare? Chi sono io per giustificare? Per ognuno di noi, la propria patria, come le nostre madri, sono intoccabili. Ma per uomini e donne di alto profilo, le critiche costruttive, le osservazioni cariche di valori, valgono le reazioni che possono suscitare. L'Italia merita di più, ma questo di più dipende dei giovani. Se i giovani, se i giovani ITALIANI continueranno a dormire, se i giovani italiani continueranno a scaricare il barile ai vecchi, allora nulla cambierà.

Fratello, non indignarti solamente. Faccia qualcosa. Che pensi cominciare la tua lotta informandoti di più? L'informazione svolge un ruolo importante sia nella costruzione, sia nella ricostruzione di una società, di un paese. Niente è perso, ci mancherebbe, ma con questo andazzo, l'Italia sta perdendo la velocità di crescita e/o mantenimento del benessere dei propri cittadini; l'Italia sta perdendo il treno della modernità in relazione ai suoi principali partners; l'Italia sta perdendo la forza dei suoi migliori figli, che non sentendosi accolti né considerati immigrano.

Oh Italia...

VIA | #fpb aka #angola2017

#italia #democrazia #ue #europa #giustizia #silvioberlusconi #governoletta #pdl#pd #giovani #unita #ilsole24ore #larepubblica #lastampa #ilmanifesto #startup#sviluppo #unioneuropea #napolitano #roma #milano

TEMPUS EST MAGISTER OPTIMUS | #Berlusconi: ''Se mi eliminano è una ferita profonda per la democrazia'', por Francisco Pacavira

Silvio Berlusconi e democrazia italiana 2013

TEMPUS EST MAGISTER OPTIMUS | #Berlusconi: ''Se mi eliminano è una ferita profonda per la democrazia''. Il video http://larep.it/15n9Mvq


La politica italiana è assai "plumbea", per non dire criptica, per i comuni mortali, come giovani i pensionati senza presente degno né futuro promettente. Il paese muore lentamente, mentre la classe politica focalizza i propri sforzi nelle ingegnerie di mantenimento di "benesses pessoais".

Non c'è nessuna novità, potresti ovviamente affermare, così come potrei giustificare dicendo che "tutto il mondo è paese", ma non è il caso. Non possiamo continuare a paragonare il belpaese con i paesi di recente guerra, con i paese fino a pochi giorni definiti "terzo mondo". L'Italia è l'Italia, come ogni paese è quello che è, dotato di una storia singolare nonché realizzazioni invidiabili. Proprio per questo, urge un scatto d'orgoglio, urge una rinascita, urge, urge, urge.

CMQ SIA, chi sono io per criticare? Chi sono io per giustificare? Per ognuno di noi, la propria patria, come le nostre madri, sono intoccabili. Ma per uomini e donne di alto profilo, le critiche costruttive, le osservazioni cariche di valori, valgono le reazioni che possono suscitare. L'Italia merita di più, ma questo di più dipende dei giovani. Se i giovani, se i giovani ITALIANI continueranno a dormire, se i giovani italiani continueranno a scaricare il barile ai vecchi, allora nulla cambierà.

Fratello, non indignarti solamente. Faccia qualcosa. Che pensi cominciare la tua lotta informandoti di più? L'informazione svolge un ruolo importante sia nella costruzione, sia nella ricostruzione di una società, di un paese. Niente è perso, ci mancherebbe, ma con questo andazzo, l'Italia sta perdendo la velocità di crescita e/o mantenimento del benessere dei propri cittadini; l'Italia sta perdendo il treno della modernità in relazione ai suoi principali partners; l'Italia sta perdendo la forza dei suoi migliori figli, che non sentendosi accolti né considerati immigrano.

Oh Italia...

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mercoledì, agosto 28, 2013

SIRIA | LIBIA– Dalle guerre agli sbarchi in Sicilia; Scatta la rabbia di certi cittadini, di Francisco Pacavira

ALCUNI PARLANO DI INVASIONE, altri di colonizzazione, altri ancora di buonismo all'italiana: quanta tristezza nell'uso improprio delle parole.

GUERRA in siria, egitto, libia - sbarchi

Quello che vediamo con tristezza disarmante è la semplice conseguenza delle GUERRE che fanno per "distruggere/disarticolare/eliminare" i Governi che non collaborano con"noi", che non danno spazio alle "nostre aziende", che non comprano i "nostri prodotti, tra cui le arme". Sono conseguenze di guerre promosse anche da te. Vedi la questione Siria? La maggior parte dei commentatori, persino di Repubblica, è favorevole ad un intervento militare. Gli ipocriti lo chiamano "intervento chirurgico", "guerra lampo", "guerra umanitaria" ed altre zozzerie linguistiche per storpiare la realtà già distorta del consumismo sfrenato.

Cari miei, le guerre distruggono, gli interventi "chirurgici" uccidono il paziente e i loro parenti; le guerre lampo durano anni (Cfr. Iraq, adesso Libia); le guerre umanitarie sono le più disumanizzanti che la normale mente umana può concepire.

CHE DIRE? Bisogna schierarci contro le guerre. Sono le ultime azioni che un popolo, che un uomo deve ricorrere quando non esistono più soluzioni. E qualora arrivasse a questo stato di cose, bisogna comunque cercare di dialogare. TUTTE le guerre finiscono solamente col dialogo, altrimenti la guerra non è finita. Solo il dialogo, ed in casi come questo, solo la POLITICA "DISINTERESSATA", solo la diplomazia internazionale può fare qualcosa. Il resto sono le stesse balle che conosciamo, le stesse storie di massacri, le stesse cronache di distruzioni e "fine della storia" per certe nazioni.

La questione della Libia dovrebbe pesare per una certa classe politica italiana, per i lettori più informati, sanno di cosa parlo. Dinanzi alla crisi siriana, non bisogna indugiare nel dire NO ALLA GUERRA, non bisogna aspettare per vedere cosa fanno gli altri: OGNI POPOLO HA I PROPRI PROBLEMI (Cfr. IMU, IVA, SCUOLA, SANITÀ), bisogna dire no.
Infine, urge un (re)mobilizzazione della società civile. Il consumismo ha distrutto persino la coscienza civile di un tempo. Oggi la maggiore parte dei cittadini è propensa ad accettare nuove guerre, nuove spese militare, nuove missioni di "pace", anche quando mancano soldi per la sanità, per non dire per: quand'anche mancano soldi per mangiare. STOP WAR.
“Tutto è perduto con la guerra, tutto può essere salvato con la pace” (Pio XII).

OBS. Nella foto, l'ultimo sbarco in Sicilia. Circa 400 immigrati, tra siriani, egiziani ed iracheni.

VIA | #fpb

#siria #iraq #italia #sicilia #immigrazione #immigrati #migrazione

lunedì, agosto 26, 2013

SIRIA 2013 | Il diritto della forza nell'esportazione della morte?!


La guerra è il maggiore business umano - SIAMO ANIMALI

Leggo certi commenti che mi tolgono il fiato, mi lasciano allibito per non dire terrorizzato. Come può nell'Italia di oggi spopolare tanta gente vuota? Sagoma di persone che distinguono l'importanza delle morti. Ogni persona che muore è una perdita. Non importa se per armi chimiche o bombe. Tutte le morti assurde vanno condannate. Alla prima domanda, esiste una risposta: sono i frutti dell'infinita propaganda, dalle tv, ai giornali, finendo nei social media.

La propaganda non smette di creare nuovi cittadini/zombie. Riflettiamo insieme: dopo le guerre umanitarie in l'Iraq (oltre 174,000 morti - iraqbodycount.org; tuttora si muore), Afghanistan (tuttora si muore), Libia con migliaia di morti e distruzione totale del paese (tuttora si muore), i cittadini/zombie già appoggiano una nuova guerra?! Ma dove andremo a finire?

Ora capisco sempre di più l'importanza di una buona scuola media/superiore, e soprattutto delle università serie e rigorose. Ormai manca il senso critico delle cose degli eventi; manca la capacità di usare la propria testa e le proprie sintesi. Queste assenze, queste mancanze, sono alla base dell'attuale crisi dell'Occidente in genere e dell'Italia in particolare.

Una guerra chiama l'altra. In realtà, le guerre non finiscono mai: quando si cessano i combattimenti, si aprono altri campi, perché si tratta anzitutto di un business e l'industria della morte non si ferma mentre i cittadini/zombie appoggiano ogni intervento sulla pelle dei più deboli. Le persone normali dovrebbero essere contro ogni guerra, visto che la soluzione di ogni conflitto è politica e non bellica. Alla fine, bisogna cmq fermarsi per parlare: in Afghanistan, nonostante i tutto, la NATO/GOVERNO/TALEBANI si siedono spesso per parlare, per cercare una soluzione POLITICA al conflitto. Perché non l'hanno fatto prima? Avrebbero evitato tante perdite umane. Secondo te, perché solamente adesso?

Cari miei, vi invito a guardare questo autorevole video. Una eloquente finestra circa: LA SIRIA, L'INUTILE GUERRA, LE POSSIBILI CONSEGUENZE REGIONALI E MONDIALI. http://tinyurl.com/meh5pwl

Via | FPB

martedì, agosto 20, 2013

COOPERAZIONE MILITARE ANGOLA/ITALIA | L'Industria bellica italiana trova la giusta opportunità per entrare nel mercato angolano.

Teconologie italiana per l'Angola

A novembre, del corrente anno, l'Angola organizzerà la prima "Fiera Angolana dell'Industria e della Difesa". Per l'Angola una grande opportunità di scambio, di conoscenza, di acquisizione di know how, ed ovviamente aggiornamento dei propri sistemi di difesa terrestre, aereo e navale. Per i vari paesi interessati, tra cui l'Italia, un'opportunità imperdibile per entrare al mercato angolana nei vari ambiti ancora in aperto.

industria italiana di difesaOgni mese arrivano a Luanda delegazioni militari che propongono accordi di cooperazione in campo militare. Solo nel giro degli ultimi mesi è arrivata una delegazione militare dal Portogallo, coordinata dal ministro della difesa, José Pedro Aguiar Branco; nel frattempo due navi da guerra russa e spagnola si sono avvicendate al largo delle coste angolane per mostrare al paese le dotazioni tecniche dei mezzi.

Ancora sulle relazioni di cooperazione militare tra i due paesi, va sottolineata l'importanza strategica dell'ultima visita in Italia, di una alta delegazione ministeriale angolana, durante la quale, ha potuto visitare le fabbriche di Finmeccanica/AgustaWestland, Fincantieri, Iveco,  ed altre. In base alle dichiarazioni del governo angolano, l'interesse è quello di allargare le forniture di varie tecnologie moderne per sopperire l'esigenza di monitorare meglio coste e confini territoriali, a fine di combattere l'immigrazione clandestina e il traffico di droga.

Via | #fpb aka #angola2017

Cfr. Altri approfondimenti
- Take dell'agenzia http://tinyurl.com/lndepw8
- Sito della Finmeccanica, i settori che interessano all'Angola http://tinyurl.com/mbowazj
- Sito dell'Agustawestland, il settore che interessa all'Angola http://tinyurl.com/lsbhb3d

#italia #angola #difesa #Finmeccanica #Fincantieri #Iveco  #military #tecnologie #Roma #cooperazione #AgustaWestland #ilsole24ore #libero #larepubblica

mercoledì, agosto 07, 2013

I 100 giorni di Letta e l’Italia che muore, di Francisco Pacavira

100 giorni di letta - pacavira

LA MATEMATICA NON E' UNA OPINIONE | I numeri sottostanti servono a far riflettere la classe politica italiana, gli intellettuali, e la società in generale.

ITALIA SANGUINANTE. Nel 2012 79mila italiani hanno lasciato il paese, di questi, la situazione anagrafica oscillava tra un minimo di 20 e un massimo di 40 anni. 80% dei nuovi immigrati sono laureati, e circa il 20% hanno un dottorato di ricerca. Questa emorragia di cervelli causerà danni profondi al tessuto produttivo italiano.

I 100 GIORNI DI LETTA. Dopo ‪#‎100giorni‬ l'Italia non è cambiata. Le aziende continuano a chiudere. Le opportunità per i giovanni continuano a scarseggiare, il credito alle aziende è sempre più magro, infine il potere d'acquisto delle famiglie continua a scendere. Servono segnali chiari e forti, cure da cavallo, provvedimenti utili che rispondano a bisogni reali. Cosa ha fatto il Governo Letta tuttora? Chi sta beneficiando dalla sua azione politica ed economica? Quali riforme sono state fatte? E di queste, in quale modo hanno migliorato la vita degli italiani? Se in ‪#‎100giorni‬ non abbiamo visto nulla, sarà difficile vedere il meglio nei restanti. Svegliati Letta Jr. fatti valere, se non oggi, quando?

LA SPERANZA. L'anno 1945 è stato peggiore. L'Italia ha vissuto momenti peggiori e non sarà questa crisi a distruggere il paese. Tuttavia la situazione è preoccupante. Dalla politica all'economia. Dal sistema sanitario alle università. Dall'agricoltura all'industria. Tutto è in fibrillazione, tutto è sotto tensione. Con questo andazzo, domani bisognerà ricostruirsi tutto da capo. Urge dunque che la politica torni ad occuparsi della vita reale dei cittadini. Il Parlamento torni ad essere il luogo precipuo dove si discutono soprattutto i problemi dei cittadini. Urge, inoltre, che la giustizia torni ad essere più equilibrata e credibile. L'impunità dei politici e delle forze dell'ordine deve essere cancellata. Il contrario di tutto ciò si chiama dittatura nascosta.

L'ITALIA DEVE FARCELA DA SOLA. L'Italia merita di più. Gli italiani ce la possono fare, ma hanno bisogno di una guida, hanno bisogno di punti di riferimenti forti e chiari. L'esempio nell'agire per il bene comune, servono esempi, oggi più che mai. Non sarà l'Europa a salvare l'Italia, anzi, il contrario è quello che ci siamo ormai abituati. L'Italia deve salvarsi da sola. Ma per salvarsi, la classe politica, la società civile, i vari gruppi di interessi devono fare un grande esame di coscienza. Niente è eterno, per cui la Repubblica può regredire, la democrazia sgretolarsi, e il welfare sparire da un giorno all'altro. Ecco perché, oggi più che mai, tutti sono chiamati ad interessarsi di più delle sorti del paese.

Tu, si tu, cosa fai per il bene comune? Cosa fai per l'Italia? La crisi non è finita, per cui bisogna trovare nuove forme di lavoro, nuove strade. Questi che lasciano il paese non gettano la spugna, anzi, hanno le palle. Costoro ha deciso di lottare in modo diverso. E tu, cosa farai nei prossimi giorni? Ricordati che è la forza del singolo che trasforma una società.

Cfr. Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/8JI1h

FPB AKA ‪#‎KambasFPB‬

Scrittura Nera - Tutto Succede Per Una Ragione, by Francisco Pacavira

martedì, agosto 06, 2013

Cosa hanno in comune Enrico Mattei & Henry Ford? by Francisco Pacavira

Francisco Pacavira Bernardo

Come sapete, sto studiando la vita e le opere di Enrico Mattei, il visionario italiano che ha fondato l’ENI. Seguendo le sue orme mi sono trovato a leggere alcuni fatti eccellenti della vita di Henry Ford. Proprio lui, l’inventore della nota casa automobilistica americana Ford. Un’idea a caldo circa i punti di contatto tra le due personalità: tutto e due sono stati dei visionari invidiabili; i due sono stati degli incorreggibili ottimisti ed infine grandi leader.

Sia l’imprenditore e manager italiano, sia l’imprenditore e inventore americano, hanno lasciato per le presenti e future generazioni un ricco legato di saggezza e di esempi di vita. Mattei ha cambiato l’Italia, a suo modo. Ford ha cambiato l’America e l’Occidente in generale, a suo modo.

Di Ford, oggi vorrei condividere con voi una delle sue frasi di grande impatto, secondo la quale "Avere un'idea, è un'ottima cosa. Ma è ancora meglio sapere come portarla avanti". In questo momento di grandi difficoltà politiche, economiche e dunque lavorative, ogni buona iniziativa è benvenuta, ma la sostenibilità deve costituire il banco di prova. Per portare avanti nuove idee, ci vogliono nuove idee.

Scrittura Nera - Tutto Succede Per Una Ragione, by Francisco Pacavira

lunedì, ottobre 17, 2011

Libia/Nuova Colonizzazione 2011: La città di Sirte distrutta come Stalingrad

Libia - crimini contro l'umanita - Sirte come Stalingrad

LA GUERRA. La guerra che Nicola Sarkozy, David Cameron e Barack Obama (il nobel per la pace) hanno voluto in Libia continua a dare i suoi frutti attesi: frutti di grandi dolori alle popolazioni libiche, frutti di distruzione di intere città e suoi abitanti, di sistematiche violazioni dei diritti umani, frutti di odio e di molto desiderio di vendetta. Come ogni guerra in stile coloniale, siamo in grado di dire che la in Libia produrrà ancora molto dolore, e chissà quante conseguenze si abbatteranno su ogni paese che ha bombardato quelle popolazioni.

I DIRITTI UMANI. Molti amici occidentali, italiani ed in inglesi prevalentemente, molte organizzazioni no-profit con le quali sono in contatto, molti politici ed intellettuali sul piedistallo del pensiero liberal  democratico con i quali ho avuto l’opportunità di scambiare qualche parole, spesso  si abbelliscono la bocca parlando dei diritti umani. Molto di questi sono dei veri campioni dei discorsi circa l’inviolabilità della vita umana, però, ripeto, però, non riesco a capire con quale SPUDORATEZZA riescono a chiudere un occhio alle disgraziate azioni militari che i rispettivi paesi compiono in altri terre con la scusa della lotta al terrorismo.

LA MANIPOLAZIONE SOCIALE. L’intervento militare occidentale in Libia si è fatto precedere da una longa e vasta campagna di disinformazione, cioè,  la propaganda è passata in tutte le tv, radio e giornali come informazioni sicure riguardanti le azioni del “dittatore sanguinario” Muammar Gheddafi. Un piano quasi perfetto per legittimare una guerra sporca e odiosa. Ecco alcuni elementi collaudati del piano d’attuazione: a) Uomini sul terreno che producono (false) notizie di repressione in tempo reale; b) Organizzazione dei diritti umani pagate per diffondere condannando quei presunti fatti di violazione sistematiche dei diritti umani; c) Uomini di vari spessore politico, religiosa e morale pronti a condannare e richiedere uno intervento urgente dell’Occidente/ONU a fine di evitare un genocidio al modello ruandese; d) Dulcis in fundo. Un centro di comunicazione che coordina la manipolazione di tutte le informazioni da far passare in tutte le reti televisive e radiofoniche in occidente. Sul ruolo dei media, distacchiamo l’Al Jazeera, la BBC e la CNN come le punte di diamante di questa azione propagandistica degna delle SS del regime nazista.

Con questa strategia gran parte dell’opinione pubblica occidentale è stata manipolata e portata a legittimare un intervento urgente dell’ONU in Libia. Al Jazeera, il canale arabo conosciuto inizialmente come l’anti CNN e BBC per il mondo arabo,  si è rivelata lo strumento di disinformazione per eccellenza. Sin dall’inizio faceva parte del piano e seguiva la rivolta (colpo di Stato fallito) in ogni suo dettaglio, arrivando a diffondere in tutto il mondo i suoi “finti scoop” e inventando persino l’idea che Gheddafi avrebbe danno ordini di reprimere con aerei i manifestanti della finta “primavera araba” libica in salsa francese. A ragion veduta, il finto “scoop” dell’uso dell’aereo è stato ampiamente progettato, visto che così dava alla Francia l’alibi di proporre “dunque” una No fly zone sulla Libia. E’ il caso di dire: nel mondo della politica niente accadde per caso.

I PACIFISTI INGANNATI. Come l’aria umida anticipa la pioggia, così ogni guerra “per materie prime e controllo geo-politico-strategico” è preceduta da una massiccia disinformazione manipolatrice tesa a legittimare l’intervento militare “delle "potenze” occidentali. Per la guerra in Libia lo script è stato lo stesso, e persino le organizzazione pacifiste e i suoi intellettuali di punta sono caduti in errore. Non si è vista una manifestazione contraria ad una sporca guerra in più, tutti erano d’accordo che bisognava intervenire sul presunto conflitto altrimenti Gheddafi avrebbe finito per ammazzare il suo proprio popolo. Sarkozy & CO hanno usato il format collaudato in Iugoslavia “R2P”, il diritto di proteggere, che possiamo tradurre in “Diritto di bombardare”. Molti come me, hanno sofferto più per il silenzio di coloro i quali si sono sempre affermati come pacifisti, come difensori dei più deboli, come i veri democratici visto che tengono il dialogo come strumento precipuo per la risoluzione di ogni guerra. Costoro, questa volta non c’erano, se c’erano, dormivano. Così la guerra in Libia è andata in scena, 50.000 morti in sei mesi ed il paese che vantava il PIL per-capita più alto dell’intero continente africano è stato ridotto a brandelli.

LE RESPONSABILITA DELLA NATO. L’Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO) ha violato sistematicamente la risoluzione dell’ONU che la permetteva di attuare in Libia. Tutto parte della risoluzione 1973 (2011) dell’ONU, proposta dalla Francia. Secondo essa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, assegna ad un gruppo di paese volenterosi la missione di imporre una “No fly zone” sulla Repubblica della Libia col fine di evitare che Muammar Gheddafi usi i suoi aerei per reprimere i manifestanti. Il gruppo di volenterosi è costituito inizialmente dall'a Francia, Inghilterra, Italia, Qatar, Norgegia, Spagna ed altri con meno interesse. Questi paesi presto passano la missione alla NATO. La NATO è andata oltre: ha imposto la “No fly zone”, ha distrutto tutte le difese aeree della Repubblica della libica ed è entrata a fare parte della guerra. Azioni contrarie allo statuto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU),  che vieta severamente la ingerenza in affari interni delle nazioni associate.

RELAZIONI TRA STATI. Secondo le regole internazionali: è severamente vietato prendere parte nella guerra civile di uno Stato sovrano; è vietato vendere armi in territori contesi visto che incrementa le azioni di guerriglia e le vittime civili;  è vietato l’uso delle bombe chimiche; è vietato l’uso delle bombe a grappolo considerando che triplicano il numero di morti nel post-guerra;  è vietato l’uso di armi con alto componente di plutonio ed uranio arricchito; è vietato il supporto ad organizzazioni che praticano la tortura, le fucilazioni sommarie, la cacia all’uomo, le violazioni dei diritti umani in genere. Tutto questo la NATO l’ha fatto. Chi è la NATO? Come considerare dunque lo status di questa organizzazione nel contesto delle nazioni di diritto?

Mentre chiudo questa riflessione, la guerra in Libia continua. Molti uomini e donne continuano a morire sotto le bombe di coloro che li dovevano difendere, salvare, aiutare ad uscire dalla crisi.  Ieri l’Iraq, dopo l’Afghanistan, oggi la Libia e domani? Una cosa è certa, prima o poi i responsabili di queste guerre per il petrolio dovranno pagare per le vite umane perse nelle loro avventure. Ogni vita vale quanto le altre, chi risponderà per la morte di tanti civili libici? Obama? Sarkozy o Cameron?

  • Il numero di morti nella guerra libica continua a salire, cosa fa la NATO in Libia?
  • La NATO doveva proteggere i civili o fare parte di una guerra?
  • Chi pagherà alla NATO le bombe usate in Libia contro i libici?
  • Chi controlla l’azione della NATO?
  • Con quali diritti la NATO interviene nelle guerre interne al continente africano senza confrontarsi con l’Unione africana?
  • Chi sono i ribelli?
  • Quale è il progetto politico e cultura che i ribelli/NATO hanno per la Libia?
  • Chi risponderà per il genocidio dei neri libici? (Cfr. Reportage del Corriere)
  • Perché mai le organizzazioni dei diritti umani non dicono nulla contro il massacro che i ribelli appoggiati dalla NATO compiono in Libia?
  • Una volta che si è verificato che la NATO viola ogni legge internazionale, chi può portare la NATO sul banco degli imputati?
  • Perché l’Italia ha dovuto accettare questa guerra anche se perdeva lei stessa tutti i previlegi che aveva sul mercato energetico libico?
  • Quanti milioni la NATO spende in Libia? Chi li pagherà?
  • Ma chi è la NATO?

Di Kingamba Mwenho
”L'ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà schiavitù.” George Orwell 1984.

venerdì, giugno 17, 2011

Diritti Globali 2011: L’insostenibile pesantezza del modello dominante (Rassegna)

La copertina del Rapporto 2011Per dirla con il sociologo Edgar Morin: «Salvarsi dalla catastrofe è improbabile, perciò ci spero» (“La Stampa”, 27 marzo 2011). È un po’ questo il senso dei colori della copertina del Rapporto sui diritti globali di quest’anno: un blu intenso e predominante ci dice delle difficoltà di un mondo alle prese con la crisi globale, con la disumanità delle guerre, dei terrorismi e delle violazioni dei diritti, con la devastazione ambientale che sembra conoscere ripensamenti troppo lenti e timidi; ma c’è anche un punto di verde che si affaccia e reclama un’incerta speranza, che allude a un orizzonte di futuro possibile, più degno e giusto per tutti. C’è il colore cupo del cimitero liquido che inghiotte a migliaia nel Mediterraneo e nel Canale di Sicilia uomini, donne e bambini in fuga e c’è il pallido verde del sogno di una vita desiderabile negli interstizi della Fortezza Europa. C’è lo scuro della privazione della libertà e del domani, della fame, della sete, della rapina delle risorse, del sottosviluppo e c’è il tenue ma tenace verde della liberazione e della rivolta che s’impongono al mondo e rovesciano i tiranni.

  • L’osceno mestiere delle armi

Il Maghreb ci ha insegnato, giacché lo avevamo dimenticato, che ribellarsi è giusto e talvolta diviene possibile. Assieme, ci ha mostrato come, ancora e sempre, le grandi nazioni, l’Europa e le organizzazioni mondiali siano incapaci d’interposizione positiva e scelgano sempre la scorciatoia (spesso interessata) dell’intervento militare. La guerra è una moneta che non va mai fuori corso. Anche in quest’anno l’abbiamo vista all’opera con le consuete -e micidiali- caratteristiche in Iraq, in Afghanistan e, ora, in Libia; oltre che nei tanti focolai e incendi minori sparsi per il mondo e, in particolare, nel continente africano.

Il Novecento, secolo breve e insanguinato, ha traghettato nel nuovo millennio inalterate volontà di potenza e strumenti bellici più raffinati ma non meno mortiferi. Strumenti più raffinati non tanto in virtù dei giganteschi progressi (meglio in questo caso sarebbe definirli regressi) tecnologici: non più guerre di uomini contro uomini, di soldati contro soldati, ma cinici e oltremodo distruttivi war games truccati dall’inizio, proprio come per la «pistola fumante» di Saddam Hussein; quanto per la cortina fumogena e propagandistica con la quale se ne sono oscurati totalmente gli effetti, con la macelleria scomparsa dai video e occultata dall’informazione embedded, nobilitata dalla vergognosa retorica di certi editorialisti e dal doloso rovesciamento di senso delle parole, che definisce umanitari la distruzione e l’eccidio. Alla violenza delle armi si intreccia così, sapientemente, quella della torsione della verità. Violenta e vile anch’essa.

Che la guerra sia cinica e che le parole tentino di mascherarne la vera essenza e la cruda sostanza, del resto, non è storia di oggi. Alle due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 agosto 1945 erano stati dati i vezzosi nomignoli di Little Boy e Fat Man. I morti furono oltre mezzo milione, tra quanti morirono subito e quanti in seguito, per effetto delle radiazioni. Praticamente tutti civili. Una strage forse più infame delle tante altre, poiché non motivata da strette esigenze belliche quanto dalla volontà di testare le nuove armi e di ammonire l’alleato-nemico sovietico. Un esperimento in corpore vili, come si dice, ma in questo caso la viltà stava in chi premette quei pulsanti e ancor di più in chi decise che venissero premuti. Per quell’immane crimine non ci fu nessuna Norimberga. I vincitori, oltre che la propria forza e il nuovo ordine, impongono difatti anche la nuova morale e il proprio diritto.

Allo stesso modo, ieri e oggi nei Balcani, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, si testano nuovi armamenti e si smaltiscono i vecchi arsenali obsoleti, così da poterli nuovamente ricostituire ammodernati; costa difatti meno smaltirli impiegandoli sul campo: la vita umana, fatta diventare merce, è quella che vale meno di tutte. La guerra odierna delle grandi potenze è, eminentemente, “esternalizzata”: aggressione di privati armati (mercenari nobilitati con il nome di contractor) contro civili disarmati (mistificati con il marchio di terroristi, il più delle volte a torto). Guerra dell’Occidente contro i Sud del mondo. Guerra delle multinazionali per l’apertura di nuovi mercati. Guerra di governi e coalizioni mossi dalla necessità di garantirsi accesso a risorse energetiche e materie prime strategiche. Addirittura, guerra scatenata semplicemente dalla necessità di rinverdire la propria immagine per fini elettorali e di consenso, come nell’accelerazione imposta da Nicolas Sarkozy all’intervento e ai bombardamenti dei “volenterosi” (sic!) in Libia.

In quei giorni, mentre persino “grandi vecchi” della sinistra italiana appoggiavano l’intervento bellico contro Muammar Gheddafi, la parola più appropriata l’ha pronunciata, e tra i pochi, un ministro leghista: neocolonialismo. Nel caso di Roberto Calderoli si è trattata di una forma, assai poco credibile, di razzismo-pacifismo. Ma non di meno il termine utilizzato appare pertinente. La guerra ha assunto (o, più probabilmente, ha sempre costitutivamente avuto) la fisionomia propria della finalizzazione colonialista, vale a dire del depredamento di risorse e ricchezze, ora con particolare centralità di quelle energetiche, di posizionamento e di protezione di interessi geostrategici. Quando possibile, ciò avviene attraverso un combinato disposto di macrospeculazioni finanziarie e di azione convergente di Banche centrali, governi e istituzioni sovranazionali. Illuminante di questa tecnica (solo in apparenza priva di effetti letali) il caso della Grecia, dove dietro alla facciata degli “aiuti”, è passata la subordinazione del presente e del futuro di quel Paese a decisioni esterne e sinanche il pregiudizio di sue porzioni di territorio, poste a pegno della (impossibile) restituzione del debito, laddove peraltro il credito è cedibile a terzi. Quando, per ragioni diverse, il “colonialismo dolce” non può avanzare in punta di deliberati finanziari e di subordinazione di esecutivi e leadership locali agli interessi delle corporation, si torna ai più antichi e collaudati sistemi, alla punta delle baionette, vale a dire all’occupazione fisica, come in Iraq e Afghanistan o ai protettorati e ai “governi-fantoccio” a presidio e garanzia degli interessi occidentali. Esemplare al riguardo il ruolo e la diretta ingerenza avuti dalla Francia, ad aprile 2011, nella crisi interna della Costa d’Avorio, ex colonia dove gli interessi francesi sono tuttora assai cospicui, sino alla cattura e deposizione del “presidente illegittimo” e divenuto sgradito Laurent Gbagbo.

Anche qui, poco di nuovo: le politiche del bastone e della carota, dei governi amici, dei golpe e dell’intervento militare sono gli strumenti utilizzati nel corso del Novecento nel risiko planetario dalle due superpotenze di allora, dagli USA nel “cortile di casa” latino e centro americano e dall’URSS nell’Est Europa e da entrambe in Africa, Medio Oriente e Asia.

Ora i rovesciamenti, traumatici o “dolci”, dell’ordine esistente non si chiamano più golpe o guerre coloniali ma con gli ossimori “guerre umanitarie” o “missioni militari di pace”: le intenzioni e i risultati non sono dissimili. La differenza è che a quel tempo gli interessi perseguiti erano quelli, appunto, di potenza degli Stati che si erano divisi il mondo; oggi sono eminentemente quelli delle grandi multinazionali. D’altra parte, è forse necessario anche qui provare a riportare le parole al loro reale significato. Appare, in effetti, arduo considerare e definire come guerra la pratica dei bombardamenti aerei, che è divenuta la costante. A rischio zero per chi la compie e oltremodo devastante per chi ne è vittima. Persino il terrorismo comporta rischi e conseguenze per i suoi autori. In questo caso, invece, la sproporzione è evidente. Non c’è qui bellum né duellum, non c’è neppure l’osceno mestiere delle armi: c’è solo la supremazia dei missili e dei sistemi elettronici, degli investimenti multimiliardari dei governi e degli immani profitti delle lobby transnazionali. La definizione appropriata di tutto ciò sarebbe quella di stragismo su vasta scala.

  • La catena di montaggio della morte

Secondo i dati dell’osservatorio mensile sulle vittime dei conflitti, pubblicati nel nuovo periodico di Emergency, “E – il mensile”, solo dal 10 febbraio al 10 marzo 2011 vi sono state 2.544 vittime disseminate in 20 Paesi. In testa alla triste lista l’Afghanistan, con 550 morti e il Pakistan con 404. La Libia ancora non era conteggiata. Si tratta di cifre sicuramente inferiori alla realtà, poiché provenienti solo dalle rilevazioni sul campo di organizzazioni umanitarie e da fonti di stampa, ma sufficienti a fare comprendere gli effetti delle ingerenze umanitarie e degli squilibri mondiali. Vale anche qui il cinico rovesciamento della realtà e del nome delle cose. “Missioni di pace”, invocate in nome della difesa delle popolazioni civili dalle violenze di satrapi e dittatori, si sono regolarmente (e inevitabilmente: di questo occorrerebbe che si rendessero conto i sostenitori in buona fede dell’intervento in Libia o, prima, in Bosnia) tradotte in una crescita esponenziale proprio di quel genere di vittime. Relativamente all’Afghanistan, nel solo 2010, le organizzazioni umanitarie hanno registrato 2.777 vittime civili, in aumento del 15% rispetto all’anno precedente (ma per i bambini la crescita delle morti è stata addirittura del 66%). Di almeno 440 di queste vittime sono responsabili le forze di sicurezza afghane e le truppe internazionali “di pace”.

Ancora più grave il quadro dell’Iraq, dove il bilancio di Iraq Body Count dall’inizio del conflitto nel 2003 all’aprile 2011 indica in oltre 100.000 le morti civili. Sicuramente neppure Saddam Hussein, con lo sterminio dei kurdi e degli oppositori, sarebbe riuscito a tanto. Pure l’Italia ha fatto la sua parte, spendendo peraltro in questa guerra sinora oltre tre miliardi di euro. Certo assai meno degli USA, il cui budget 2011 per la Difesa (che sarebbe invece proprio chiamare spesso per l’Offesa) è di 725 miliardi di dollari, di cui circa 200 per le missioni in Afghanistan e Iraq.

La guerra, insomma, oltre a non essere mai giusta e mai necessaria, non difende i civili, ma contribuisce a ucciderli e a esporli ancora di più alla spirale della violenza. Sono altri gli strumenti. Ma il gioco, ormai collaudato, è quello di lasciare degenerare a tal punto la situazione che non si rendano più praticabili soluzioni politiche e diplomatiche, di interposizione e pressione, di mediazione e trattativa. Allora si dice: non c’è altra soluzione dell’intervento militare. Invece, le soluzioni alternative c’erano e ci sono sempre. Basta porsi in quell’ottica e zittire le pressioni interessate delle lobby. E magari destinare alle alternative anche solo una piccola parte della montagna di risorse economiche impiegate per le opzioni belliche.

Del resto, al di là di ogni valutazione nel merito e dei possibili -e anzi necessari- distinguo, è paradossale che il premio Nobel per la pace sia stato assegnato al presidente di uno Stato mentre questi era in guerra su più fronti. E’ anche questa distanza tra le cose e il nome a esse attribuito dall’opinione e dalla morale dominante che determina l’esteso e crescente -preoccupante sotto il profilo democratico- sentimento di repulsa per la politica.

Di Sergio Segio, coordinatore del “Rapporto sui diritti globali 2011″ | Volontariato Oggi
(scarica l’introduzione completa)

lunedì, maggio 23, 2011

Docet: Lupus et Agnus... qualcuno sta rubando i nostri sogni

Docet: Lupus et Agnus... qualcuno sta rubando i nostri sogni, mentre aumentano i pericoli di nuove sporche GUERRE (Nel mirino adesso c'è l'Iran). DOVE ANDIAMO? I ricchi sempre più ricchi mentre ovunque cresce nuovamente il numero di poveri. Perché?

lunedì, maggio 02, 2011

Quanto costerà all'Italia la sporca guerra in Libia? 700 milioni di euro.

Come mai l’Italia si può permettere di spendere 700 milioni di euro per bombardare la Libia e non riesce a trovare i soldi per risolvere il problema dei professori precari? Il problema delle scuole fatiscenti, del lavoro per i giovani, ecc. Dopo aver letto questo articolo ho concluso ciò che è notto a tutti ma che quasi tutti non tengono in conto: ogni popolo merita subire la miseria politica dei suoi eletti. Considerazione attuale e che trova un vero riscontro nel rapporto degli elettori italiani con il super Silvio & Co.

Con i bombardamenti in Libia l’Italia ha dato conferma che l’anima di un popolo non cambia facilmente. Pugnalata alla Francia, adesso alla Libia. Chi potrà cambiare l’anima furba ed ingenua degli italiani?

Comincia così…

Calcolare i costi di una guerra prima che sia finita è impossibile, ma qualcuno si è già lanciato in qualche stima anche per quanto riguarda lo scontro in Libia, dove il nostro Paese ha aumentato il proprio impegno nei giorni scorsi. L'unica cifra uscita finora dalle aule parlamentari ipotizza 700 milioni di euro in tutto. A conti fatti, dunque, il conflitto potrebbe pesare su ogni italiano circa 11,6 euro. Ad averlo dichiarato è il deputato leghista Maurizio Fugatti, che in commissione Finanze della Camera ha detto: "Un intervento come la guerra in Libia costa 700 milioni, dove andiamo a prendere i soldi?".

Il Foglio del 28 aprile, invece, parla di un miliardo di euro. "A metà aprile - si legge a pagina 3 - La Russa disse in un'intervista che erano già stati spesi 500 milioni, contando anche i fondi del ministero dell'Interno per l'emergenza profughi e immigrati". "La guerra libica - sintetizza il giornale diretto da Giuliano Ferrara - rischia di costare all'Italia oltre un miliardo di euro". In questo caso, dunque, il conflitto presenterebbe a ogni cittadino del nostro Paese un conto di circa 16,6 euro.

Anche se i costi variabili non possono ancora essere calcolati, dato che sono legati alla durata della guerra e al tipo di operazioni che si deciderà di sostenere, qualche dato può aiutare a farsi un'idea di ciò a cui si sta andando incontro. Il 26 aprile, il Sole 24 Ore scriveva che "dal 19 marzo al 24 aprile sono state effettuate circa 500 sortite per un totale di oltre 1.300 ore di volo", che tradotto in soldi significa "un costo di oltre 45 milioni di euro solo per la componente aerea".

E non ci sono solo gli aerei. "Le cinque unità navali impegnate nelle operazioni di fronte alle coste libiche (portaerei Garibaldi, un caccia, una fregata, un rifornitore e una corvetta) - scrive ancora il quotidiano economico milanese - costano ogni giorno circa 350 mila euro di spese vive". Il Foglio puntualizza poi che "i costi variano dai 30/40 mila euro per le bombe guidate a quasi un milione di euro per un missile da crociera Storm Shadow" (secondo altre fonti, però, il costo della stessa arma non supererebbe i 300 mila euro). Qualche altra indicazione arriva da una tabella di conversione non ufficiale per quantificare i costi della missione Nato. Per la solaportaerei Garibaldi, per esempio, il costo sarebbe di 130 mila euro al giorno e per gli otto caccia Av-8B Plus a bordo si devono aggiungere altre 9 mila euro per ogni ora di missione. E ancora: tra i caccia, l'Eurofighter è il più caro, con un costo di circa 61 mila euro l'ora, mentre Tornado e Amx si fermano a "soli" 28 mila euro.

Sempre in tema di costi, il presidente del Veneto, il leghista Luca Zaia, ha acceso il faro sul problema dell'immigrazione. "Abbiamo già visto cosa vuol dire applicare la risoluzione Onu 1973 - ha detto il governatore - che per l'Italia ha significato avere 25.800 immigrati direttamente sulle coste di Lampedusa". E altri costi indiretti peseranno sicuramente sulle tasche dei consumatori. Tra gli altri, basti pensare a quello sulla benzina. Gli analisti, infatti, parlano già di"effetto Libia": lo scontro in atto sta provocando difficoltà nell'approvvigionamento del petrolio e, a cascata, l'aumento dei prezzi dei carburanti (la verde, per esempio, è ormai stabilmente sopra 1,5 euro al litro).

Yahoo con Marco Ratti

giovedì, aprile 21, 2011

Libia/Guerra: E’ morto Tim Hetherington, cosa ne pensa Nikolas Sarkozy?

La guerra è un mostro senza occhi per questo schiaccia chiunque si avvicina troppo ad essa. Proprio così, quello che chiamiamo guerra è frutto delle menti malate, lo dicevano gli antichi e lo ripetono oggi vari uomini e donne che si riconoscono nei valori del pacifismo moderato: coloro che si oppongono alla guerra fin quando non sono finite le varie possibilità di dialogo e mediazione. In questo momento la Libia è in guerra, quella che sembrava una “passeggiata militare” delle potenze colonizzatrice rischia di diventare una guerra civile che se non dividere la Libia la rendere simile alla Somalia. Con tutti i mezzi che hanno non sono riusciti a far tacere le arme: un fallimento assurdo.

Scrivo queste righe per rendere omaggio al fotoreporter americano Tim Hetherington, purtroppo morto oggi a Misurata, la citta dove si spara ad altezza d’uomo. Me dispiace, me dispiace tanto. Lo stesso si dica circa giovani arruolati nel sud dell’africa per combattere per Gheddafi. Ogni mezzo militar bombardato, ogni trincera, ogni caserma distrutta sono loro a morire… muoiono così, come bestie.

Ho avuto l’opportunità di scrivere che le guerra, spesso quelle sporche e sbagliate come questa in Libia,  peggiorano la situazione che intendono risolvere. I volenterosi occidentali volevano un intervento veloce, una guerra facile come ricevere le caramelle ad una bambina, invece hanno trovato un Gheddafi, un osso duro da masticare, ed è guerra, si spara e si muore fin quando non si sa.

Le guerra non sono la risposta giusta alla sete di dignità, alla sete di democrazia e giustizia sociale. Non alla guerra, “mai più la guerra”, lo ha ripetuto più volte Giovanni Paolo II in occasione dell’intervento Nato nei Balcani. Purtroppo gli uomini hanno la memoria corta e prima di chiudere i conti con una guerra si impantano già in altre. Spesso ci si dimentica le conseguenze degli interventi militari in paesi lontani, basta pensare all’Iraq che finora lotta per non disintegrarsi in tanti piccoli califfati. Chi parla più dell’Iraq? Chi spiega come stanno le cose? Chi? Nessuno.

Chiudo queste righe tornando sulla triste scomparsa di Tim Hetherington, fotoreporter di fama mondiale che purtroppo è morto in Libia, in una guerra sbagliata che porterà ancora molte vite, anzi, in questo preciso momento ci sono persone che stanno perdendo la vita. E’ tempo di smetterla.

Peace!

Kingamba Mwenho

mercoledì, aprile 20, 2011

Goffe bugie sulla guerra in Libia - Gheddafi e le bombe a grappolo

Scrivere sulla Libia ormai è uno sport per dilettanti visto che chiunque spara a zero su questioni che non capisci. Quella, in Libia, è una guerra, in esse l'uomo tira fuori le parti peggiori del suo ingegno ma certe cose restano comunque fantasiose. Molti giornalisti parlano di cecchini colombiani, di mercenari nigeriani, di piloti ucraini e serbi, di bombisti sudamericani, tutti a servizio di Gheddafi. Ma chi li ha visti? Vogliamo le prove, le immagini, gli interrogatori. Il buon giornalismo non può fidarsi delle affermazioni di una sola parte coinvolta in un conflitto. Nei telegiornali e negli articoli che vediamo in giro mancano spesso il ponto di vista di coloro che sono con il governo.

L’ultima buffala pazzesca, forse una delle più grosse per davvero, lo scrive il New York Times, secondo il quale le forze governative usano le bombe a grappolo in Misurata: ma chi le ha viste? Quale giornalista americano si trova a Misurata? Come è entrato in essa se la città è sotto assedio da diverse settimane? Inoltre, è conoscenza diffusa che le bombe a grappolo sono micidiale ed ormai proibito il suo uso in qualunque scenario, eccetto in quello palestinese dove Israele con la missione “piombe fuso” ne fece largo uso su Gazza e restò impune. Dire che le forze governative hanno fatto uso di questi ordigni è un ulteriore modo di criminalizzarle nonché alzare la criticità della situazione per darne spazio ad approvazione per parte della comunità internazionale di un intervento militare a terra, visto che quello aereo non è sufficiente. Questa guerra si sta trasformando in una guerriglia e se lo diventa davvero il numero dei morti saranno incalcolabili.

Scrivere, informare, aiutare a riflettere è una cosa positiva, ma per favore, oggi come oggi abbiamo bisogno di ponderatezza, di criticità, di senso del dovere di dire la verità ai nel riguardo dei lettori che non hanno la capacità di decodificare certe informazioni.

Così l’uso delle bombe a grappolo si aggiungono al crescente numero di buffale/disinformazioni contro il regimi di Gheddafi. Ricordiamo che all’inizio dell’operazione militare si diffusa la disinformazione secondo  la quale le forze governative reprimevano le manifestazioni con degli aerei da combattimento ed infine la manipolazione delle immagini di un normale cimitero diffuso come il luogo di una fossa comune per far sparire i corpi dei manifestanti uccisi.

Arthur Ponsonby diceva che quando si dichiara una guerra la prima vittima è la verità, e considerando i mezzi tecnici che abbiamo oggi ogni bugia viene ingigantita a tal modo che sembra la verità assoluta.

Per non lasciarsi ingannare basta diversificare le proprie fonti di informazioni, oggi abbiamo il web e rende tutto più facile. Per questo ci vuole arguzia e buona dotte di curiosità intellettuale.  In questo processo l’uso delle domani è indispensabile, l’uso della ragion pure, il metodo cartesiano di mettere a soqquadro ogni cosa che ricevi e quand’anche la situazione raccontata sembra vera, domandarsi la verità opposta (capendo necessariamente le fonti di informazioni) aiuta a percepire la verità o approssimarsi ad essa. Per quanto riguardano i numeri dei morti attribuiti alla parte che si vuole eliminare bisogna prenderli sempre con le pinze. La guerra è una bestia di sette teste, tutto si inventa pur di vincerla. Su questa  via Sun Tzu affermava spesso che “tutta la guerra si basa sull'inganno.” Non lasciarti ingannare perché le guerre sono sempre ignobili.

Kingamba Mwenho

Guerra in Libia - Petrolio, sangue giovane sul deserto e molta ipocrisia occidentale

La guerra libica resterà agli annali come uno dei più grossi errori che Sarkozy & CO hanno commesso nel corso delle loro carriere politiche. Scrivo queste righe mentre uomini e donne continuano a morire in terre libiche, tutto perché qualcuno ha deciso che bisogna cambiare il Governo in Libia attraverso la guerra.

Cominciamo  da qui

Il peggiore cieco è colui che non vuol vedere, e sulla guerra in Libia ormai è chiaro, siamo di fronte ad una guerra di stampo coloniale, maledetta quanto le bombe che continuano a uccidere e senza orizzonti di conclusione. In altre parole, questa guerra è all’inizio.

Tutto è cominciato con le manifestazioni anti-governo nella Cirenaica, quella parte della Libia che a lungo non ha digerito il potere del Colonnello e della sua piccola tribù su tutti gli altri gruppi etnici, per giunta maggiori. Quelle manifestazioni, apparentemente pacifiche, costituiscono la punta dell’iceberg di una manipolazione politica collassale, nella quale, gruppi organizzati - istruiti ed armati - da alcune potenze occidentali, sono stati considerati come dei liberi cittadini stanchi della lunga dittatura di Gheddafi e per questo propensi al cambiamento dell’assetto politico-sociale in Libia. Come si è visto, Gheddafi ha provato a reprimere queste rivolte, ma prima che lo facesse per davvero, questi gruppi avevano già cominciato a rovesciare il potere nei piccoli comuni: distruggendo le strutture governative e cambiando la bandiera (come mai avevano tante bandiere della vecchia monarchia? Tutte nuove ed in varie dimensioni).

Tutto è successo molto veloce, a tal punto che si annunciava già l’esilio del  Colonnello in Venezuela, questo sarebbe stato l’obiettivo delle manifestazioni. In ogni modo, queste rivolte hanno avuto una regia ben organizzata, i vari gruppi avevano tecnologia all’avanguardia che li permetteva di caricare video su Youtube in tempo reale (nemmeno qui in Roma si riesce) e sono anche riusciti a fare credere che Muammar Gheddafi aveva usato aerei da guerra ed armi pesanti per reprimere le manifestazioni “democratiche”. Dopo questa notizie la regia ha fatto passare la notizie che erano morte ormai 10.000 persone. Chiunque conosce una guerra sa che quei numeri erano falsi, ma tutti i giornali li hanno usati ed hanno ormai demonizzato Gheddafi: è un dittatore sanguinario, deve lasciare il potere ed andare in esilio. Tutto sembrava facile, fin quando Gheddafi ha armato gli artigli ed ha bloccato tutto: prima che prendiate la Libia e create un stato fantoccio dovete vedersela con me, avrà detto.

Per giungere a questa conclusione basta, innanzitutto, volere capire a fondo quel scenario, decisione che ti porterà ad analizzare i vari testi e immagini relativi ai primi giorni delle manifestazioni in Libia. Questo materiale si trova facilmente su Google 360°, su Youtube ed altri media online. Una raccomandazione: non fidarti mai dei grossi giornali e delle catene televisivi, così come bisogna prendere con le pinze i lanci delle agenzie compromesse con i soldi statali. Prende il tuo computer, accenda Google e Bing e cerca materiale sulla guerra in Libia. Se parli altre lingue meglio perché il segreto sta nell’incrocio di varie informazioni.

Usando questo metodo potrai giungere alla macabra verità: il fermento delle manifestazioni (violente sin dall’inizio) non era la società civili organizzata in cerca di migliori condizioni di vita, ma si tratta di gruppi intenti a cambiare il Governo, quindi ad organizzare un Colpo di stato. Fino a prova contraria la Libia è uno stato riconosciuto dalla Comunità internazionale, è uno dei maggiori contribuenti per la crescita dell’Unione africana, così come partecipa nella crescita di varie economie africane investendo in varie settori. Dinanzi ad un tentativo di colpo di stato qual Governo al mondo non avrebbe reagito? Possiamo ovviamente discutere sui metodi violenti di Ghedaffi (che io condanno senza se e senza ma), ma bisogna pur capire che qualunque Governo avrebbe fatto qualcosa per salvare il proprio sistema.

Gheddafi lotta per sopravvivere mentre in Occidente, sul campo mediatico, la propaganda contro di lui era cominciata con qualche tempo di anticipo, raggiungendo il top con  la manipolazione di immagini del video di un normale cimitero a Tripoli, che viene trasformato in un scenario di fossa comune per i manifestanti “pro-democrazia” uccisi. Gran parte dei media Occidentale hanno aderito in modo “innocente” a questa campagna di “diabolizzazione“, si sono dimenticati le regole del buon giornalismo e tutti hanno funto da risonanza alle varie notizie che mettevano Gheddafi come uno dei più sanguinari degli ultimi tempi.  L’obiettivo era convincere l’opinione di ogni paese (Francia, Inghilterra, Stati Uniti ed Italia) a consentire un intervento militare in Libia. E così è stato. Ho sentito amici parlare che in Libia si muore di fame, che gli immigrati sui barconi sono i libici che scappano dalla miseria, che militari governativi violentavano le donne di passaggio, che si uccidevano i bambini ed anziani per piacere. Si è detto di tutto, alla fine le società approvarono “l’intervento umanitario” e Sarkozy con un pressing sul Consiglio di sicurezza è riuscito ad avere la carta bianca per intervenire in Libia.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1975 che impone una “No fly zone” sulla Libia, l’obiettivo era quello di impedire Gheddafi di sparare alla gente e quindi giungere ad un cessate il fuoco. L’armata dei paesi “super-democratici” che ha voluto la risoluzione ONU, invece, la applica secondo i propri obiettivi: non più proteggere i civili, ma distruggere le forze di Gheddafi e permettere un Government change in favore dei ribelli.  Questa strategia non ha funzionato e la “No fly zone” fallita. Viene da pensare che probabilmente i ribelli hanno creduto alla propria propaganda e si sono persino convinti di potere sbaragliare Gheddafi in poche settimane se Nikolas Sarkozy ed il suo gruppo di volenterosi facesse fuori carri armati del Colonnello. Così non è stato. In questo momento Ghedaffi è più forte che mai e sia la propaganda, siano i bombardamenti prima dell’”ONU” adesso della Nato non hanno bloccato il Colonnello.

Infine, sul campo mediatico, in questi giorni si vedono ancora delle manipolazioni aberranti e senza senso: premesso che Libia ormai sia in corso una guerra civile la cui conclusione è sempre più lontana che mai, è triste vedere quanto i giornali non smettono di ripetere il numero di morti attribuite alle forze governative. Si combatte, si bombarda da una parte e dell’altre e per giunta la NATO sgancia delle bombe da 2000tonnellate contro “presunti” obiettivi militari  nonché missili con sostanze radioattive, ma le notizie che vediamo passare sono tutte con l’intento di dire screditare le forze governative. Insomma, un imbambolamento di massa che purtroppo molti ci credono. Ogni giorno vediamo delle case distrutte, vite spezzate, gente che fugge la guerra e la colpa è tutta di Ghedaffi. L’ultima aberrazione propagandistica l’ha trovata il New York Times (un giornale che ritenevo baluardo del buon giornalismo): Le forze di Gheddafi usano bombe a grappolo (fabbricate negli USA ed ricordiamo che Israele le ha usate massicciamente a Gazza). Infine, nella pentola della disinformazione si trovano tutti grossi mezzi di comunicazione occidentali, fenomeno che trovo desolante e davvero triste anche per la salute delle democrazia liberali in occidente.

Le conseguenze sul campo politico si faranno sentire a lungo andare. Una prima vittima politica è Barack Obama, che imbarcando in questa guerra di “ingerenza umanitaria”, come diceva Giovanni Paolo II, e non dicendo niente in merito agli altri morti nel medio oriente si è sporcato in modo indelebile (Cfr. Bahrain, Yemen, Arabia Saudita). In Italia, uno di quelli che resta davvero male è il presidente Giorgio Napolitano, usato per convincere l’opinione pubblica che l’intervento è umanitario e non una guerra - svegliati Giorgio! Abbiamo sentito il presidente ripetere che non si trattava di una guerra - visto che la costituzione vieta l’Italia di partecipare in azioni del genere - ma di un intervento umanitario per la salvezza dei civili libici che Gheddafi stava uccidendo. In Francia Sarkozy può lavarsi la faccia, in giro per Africa esce macchiato di SANGUE perché nel giro di tre mesi ha messo in piede due guerre in Africa: l’odio e la rabbia contro di lui è aumentata (i poveri cittadini in genere non escono bene da queste vicende cfr. americani in giro per il mondo). Dopo la propaganda, ecco, abbiamo la guerra. La guerra di Sarkozy.

In questo momento la situazione è di stallo, nel campo militare non si sa come finiranno le cose. Le forze di Gheddafi, nonostante i costanti bombardamenti della Nato, riescono ancora ad infliggere pesanti colpi ai ribelli ARMATI E SOSTENUTI dall’Occidente. La Nato, da organizzazione di difesa comune è passata ad apparato di offesa a servizio delle multinazionali del petrolio, chi lo avrebbe detto. Inoltre, le bombe intelligenti targate Nato hanno ormai fatto tanti morti civili, per i comandanti sono danni collaterali, per le famiglie sono sogni e speranze spezzate. Vite di uomini e di donne tolte senza il minimo scrupolo: un giorno qualcuno dovrà pur rispondere per questi crimini perché tutte le vite hanno lo stesso valore, oppure i sbaglio?

Questo iniziativa bellica fallimentare conferma l’idea secondo la quale non si uccide per evitare che qualcuno uccida. Uccidere un uomo come prevenzione è errore grossolano. Così è che la situazione in Libia è completamente imprevedibile: quella gente aveva bisogno di democrazia e non di guerra. Inoltre, questa guerra porterà sicuramente la divisione della Libia in due parti, credo sia questo l’intento di quella parte dell’Occidente che si è spesa perché si approvasse la risoluzione ONU, e quando ciò avverrà, si confermeranno molti cattivi giudizi contro i paesi che hanno voluto quella guerra, una guerra sporca fatta da politici mediocri e senza lungimiranza.

Mentre scrivo queste righe, l’Italia sta già pagando ALCUNE delle proprie colpe per aver acetato - senza ponderazione e difesa dei propri accordi ed interessi  - l’intervento militare in Libia partendo dalle basi Nato sul proprio territorio. La Libia nel caos l’immigrazione di massa ha le porte aperte. L’immigrazione è diventata un’incubo anche per l’Europa, a tal punto che l’Italia ha messo in dubbio le ragioni della sua partecipazione nell’Unione europea stessa. Da co-fondatrice a possibile prima defezione. Non accadrà, però fa capire cosa passa per la testa della classe politica al governo.

Credo comunque che questa guerra farà ancora parlare di se, perché le guerra sbagliate peggiorano le condizioni di vita delle popolazioni. Cosa dire dell’Iraq - si stava meglio quando si stava peggio. 1.450.000 morti in sette anni di convulsioni provocate da Bush Jr.

Secondo un proverbio africano, quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata, lo stesso ormai si vede nella situazione libica: gli elefanti? L’Occidente contro Gheddafi. Molti non lo sanno, ma questa guerra ancora farà molti morti, con grande dispiacere perché la Libia - prima della guerra era considerato uno dei paesi con migliori di condizioni di vita in Africa (Cfr. Cia  World Fact - Libya) - è complessa quanto lo Somalia e tanti stati arabi della regione. Quel deserto sarà irrigato di sangue fresco, molti giovanni vedranno i propri sogni sfumarsi come gocce d’acqua in contatto con la sabbia calda del deserto, molte famiglie si spezzeranno… lo dice uno che la guerra l’ha vissuta: la guerra è brutta quanto le arme che si producono nelle maggiori “demoCRAZIE”.


Kingamba Mwenho