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giovedì, marzo 24, 2011

Non c’è niente di morale nell’intervento NATO in Libia, The Guardian

guerra in libia - occidente petrolio e gas libico E’ come un vizio che non riescono a togliersi. Ancora una volta gli Stati Uniti, gli inglesi e altre forze Nato stanno bombardando un paese arabo con missili cruise e bombe che devastano bunker. Sia David Cameron che Barack Obama insistono che non è come in Iraq. Non ci sarà occupazione. L’attacco ha il solo scopo di proteggere i civili.

Ma otto anni dopo aver lanciato la loro devastazione “shock-and-awe” ["colpisci e stupisci", altresì nota come operazione "dominio rapido". NdT] di Baghdad e a meno di un decennio dall’invasione dell’Afghanistan, le stesse forze sono ancora una volta in azione contro un altro stato musulmano, incenerendo soldati e carro armati sul terreno e uccidendo civili nel farlo.

Sostenuti da una schiera di altri stati NATO, che hanno quasi tutti preso parte alle occupazioni di Iraq e Afghanistan, gli USA, la Gran Bretagna e la Francia si nascondono dietro a una foglia di fico araba, che ha la forma dell’aviazione del Qatar (che peraltro deve ancora arrivare),  per dare una qualche credibilità “regionale” al loro intervento in Libia.

Come in Iraq e Afghanistan, insistono che al centro dell’intervento ci sono motivi umanitari. E come nei due precedenti interventi, i media abbaiano per il sangue di un leader villano che è ormai una pantomima, mentre il cambio di regime sta rapidamente rimpiazzando l’obiettivo dichiarato della missione. Solo un solipsismo occidentale che considera normale invadere routinariamente il paese di altri popoli in nome dei diritti umani protegge i governi Nato da una sfida seria.
Ma la campagna sta già cadendo in pezzi. L’opinione pubblica si sta ribellando al massacro: negli USA, un cittadino su due si dice contrario all’intervento; in Inghilterra il 43 percento dice di essere contrario all’intervento  a fronte di un 35 percento che si dice d’accordo – un livello di malcontento senza precedenti per i primi giorni di una campagna militare inglese, compresa quella in Iraq.

Sul terreno, gli attacchi occidentali sono stati un fallimento visto che non hanno fermato la battaglia e le uccisioni, né hanno sottomesso le forze del colonnello Gheddafi; i governi NATO si stanno azzuffando su chi deve essere a capo dell’intervento; i ministri e generali inglesi si sono divisi sul fatto che Gheddafi sia o meno un obiettivo legittimo.

La settimana scorsa i governi NATO hanno rivendicato il sostegno della “comunità internazionale” grazie alla risoluzione ONU e a un appello della Lega Araba dominata dai dittatori. Al contrario, India, Russia, Cina, Brasile e Germania si sono rifiutati di sostenere la risoluzione dell’ONU e adesso criticano o denunciano i bombardamenti – come hanno fatto anche l’Unione Africana e la stessa Lega Araba. Come sostenuto dal suo segretario generale Amr Moussa, il bombardamento chiaramente è andato oltre gli obiettivi della no-fly zone. Attaccando le truppe del regime che stanno combattendo le forze ribelli a terra, i governi NATO stanno inequivocabilmente intervenendo in una guerra civile, spostando l’ago della bilancia in favore dell’insurrezione di stanza a Bengasi.

Cameron ha ribadito lunedì alla Camera dei Comuni che gli attacchi via aria e mare sulla Libia hanno impedito un “sanguinoso massacro a Bengasi”. La prova principale di questo massacro evitato è stata la minaccia di Gheddafi di non avere “pietà” nei confronti dei ribelli che si rifiutano di deporre le armi e di “cercarli casa per casa”. In realtà, nonostante tutta la brutalità del leader libico e la sua retorica stile Saddam Hussein, Gheddafi non era nella condizione di portare avanti la sua minaccia.

Considerato che le sue forze sgangherate non sono state in grado di riprendere città come Misurata o anche Ajdabiya quando i ribelli erano in ritirata, l’idea che sarebbero state in grado di catturare con rapidità una città di 70 mila persone arrabbiate e ostili sembra poco verosimile.

Ma dall’altra parte del mondo arabo, nel Bahrain armato dall’occidente, le forze di sicurezza stanno in questo momento portando avanti raid notturni contro gli attivisti dell’opposizione, casa per casa, e di decine di loro non si hanno più notizie mentre la dinastia di despoti continua a schiacciare nel sangue il movimento democratico. Venerdì scorso più di 50 manifestanti pacifici sono stati uccisi per le strade di Sana’a dalle forze governative dello Yemen sostenuto dall’occidente.

Lungi dall’imporre una no-fly zone per piegare il bellicoso regime yemenita, le forze speciali USA stanno operando nel paese a sostegno del governo.  Ma del resto, gli USA, gli inglesi e le altre forze NATO sono loro stesse responsabili di centinaia di migliaia di morti in Iraq e Afghanistan. La scorsa settimana più di 40 civili sono stati uccisi dall’attacco di un drone statunitense in Pakistan, mentre più di 60 sono morti in Afghanistan in un attacco aereo USA.

Il punto è che non solo l’intervento occidentale è volgarmente ipocrita. Il fatto è che i doppi standard (due pesi e due misure) sono parte integrale di un meccanismo di potere globale e dominio che reprime ogni speranza di un sistema internazionale credibile di protezione dei diritti umani.

Interventi umanitari a la carte, come questo in Libia, non sono certo basati sulla fattibilità o sul livello di sofferenza o repressione. Quello che interessa è sapere se il regime in questione è un affidabile alleato o meno. Ecco perché la dichiarazione che i despoti arabi sarebbero meno propensi a seguire l’esempio repressivo di Gheddafi come conseguenza di un intervento NATO è totalmente infondata. Stati come l’Arabia Saudita sanno molto bene di non correre il minimo rischio di diventare possibili obiettivi dell’occidente. A meno che non siano in pericolo di collassare.

Lungi dall’imporre una no-fly zone per piegare il bellicoso regime yemenita, le forze speciali USA stanno operando nel paese a sostegno del governo.  Ma del resto, gli USA, gli inglesi e le altre forze Nato sono loro stesse responsabili di centinaia di migliaia di morti in Iraq e Afghanistan. La scorsa settimana più di 40 civili sono stati uccisi dall’attacco di un drone statunitense in Pakistan, mentre più di 60 sono morti in Afghanistan in un attacco aereo USA.

Il punto è che non solo l’intervento occidentale è volgarmente ipocrita. Il fatto è che i doppi standard (due pesi e due misure) sono parte integrale di un meccanismo di potere globale e dominio che reprime ogni speranza di un sistema internazionale credibile di protezione dei diritti umani.

Interventi umanitari a la carte, come questo in Libia, non sono certo basati sulla fattibilità o sul livello di sofferenza o repressione, ma su quanto il regime che li porta avanti sia un affidabile alleato. Ecco perché la dichiarazione che i despoti arabi sarebbero meno disposti a seguire l’esempio repressivo di Gheddafi come conseguenza di un intervento Nato è totalmente infondata. Stati come l’Arabia Saudita sanno molto bene di non correre il minimo rischio di diventare possibili obiettivi dell’occidente, a meno di essere in pericolo di collassare.

Seumas Milne, The Guardian | Via il Manifesto

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